Ultima chiamata, ieri sera per Paolo Gervasoni,
che per raggiunti limiti d'età deve chiudere la propria carriera arbitrale. E
lo fa con una prestazione che di certo non gli rende merito, anzi. Di per sé
non certo un fenomeno col fischietto in mano, al 'Mapei' alle solite e
fastidiose sbavature ha aggiunto, a quanto pare, una chicca: annullare per
fuorigioco il gol di D'Ambrosio in perfetta collaborazione con l'assistente
Fiorito, a dimostrazione che in due non hanno capito nulla. Del tutto fuori
luogo, poi, il rosso a Murillo, estratto quasi per piacere personale che per
una reale motivazione. Ma è giusto attendere il referto per capire quanto bene
conosce lo spagnolo. No, non c'era bisogno di fare il fenomeno in una serata
del genere, caro Gervasoni. Non
ci mancherai, questo è certo.
INTERNELCUORE TV
domenica 15 maggio 2016
sabato 14 maggio 2016
38ª G. Sassuolo-INTER 3-1
Bastano appena 6′ al Sassuolo per portarsi in vantaggio:
Politano tenta il destro dai 25 metri, la deviazione di Murillo spiazza Carrizo
e permette ai neroverdi di realizzare l’1-0. L’Inter ha in Palacio l’uomo più
pericoloso, ma dalle parti di Consigli non arrivano conclusioni nello specchio;
il Sassuolo invece cerca di sfruttare la rapidità del tridente e al 26′ arriva
il gol del raddoppio: filtrante di uno scatenato Politano per Duncan che serve
l’accorrente Pellegrini bravo a piazzare e firmare il 2-0. La reazione
dell’Inter è veemente, nello spazio di pochi secondi Consigli compie due
interventi decisivi su Éder e Jovetić, al 31′ però Magnanelli perde palla nei
pressi dell’area di rigore su pressione di Brozović e Palacio tutto solo
insacca la rete del 2-1. Al 39′ è ancora Politano a ristabilire le distanze:
l’attaccante neroverde svetta più in alto di tutti e realizza il 3-1
raccogliendo l’assist preciso di Gazzola.
A inizio ripresa l’Inter si vede annullare la rete del
3-2: D’Ambrosio realizza con un colpo di testa sotto misura ma il guardalinee
segnala una posizione di fuorigioco inesistente ! I ritmi si fanno
molto più blandi, il Sassuolo controlla il vantaggio con meno apprensione e al
59′ Murillo facilita le cose ai padroni di casa: il difensore colombiano prima
si fa ammonire per un fallo su Falcinelli e dopo pochi secondi riceve il
rosso per le reiterate proteste.(Giallo esageratissimo,ma lui é Murillo non Bonucci ! )
L’inferiorità numerica spegne definitivamente
i propositi di rimonta dell’Inter, Mancini ne approfitta per far esordire i
giovani Radu e Della Giovanna. Sul campo invece non succede praticamente nulla,
il Sassuolo vince 3-1 e raggiunge uno storico sesto posto: sabato sera scoprirà
se sarà valso anche il pass per l’Europa League.
sabato 7 maggio 2016
37ª G. INTER-Empoli 2-1
Missione compiuta per l'Inter che riscatta la sconfitta
con la Lazio e battendo l'Empoli 2-1 blinca il quarto posto che vale la
qualificazione diretta alla fase a gironi di Europa League.
I ragazzi di Mancini partono bene e passano in vantaggio
con un bolide di Icardi sotto la traversa dopo una bella azione in velocità.
L'Empoli però reagisce e approfittando di un vistoso calo dei nerazzurri
pareggia con Pucciarelli, ben assistito da Maccarone. Prima dell'intervallo
però l'Inter torna avanti con un tap in di Perisic da pochi passi dopo una
parata su Jovetic.
Nella ripresa la partita perde di spettacolarità, con
l'Inter che rischia anche di mancare l'appuntamento con la vittoria. Icardi
esce dal campo per un problema muscolare e gli ospiti falliscono una grande
occasione con Costa che strappare il pareggio.
domenica 1 maggio 2016
36ª G. Lazio-INTER 2-0
Lazio-Inter 2-0. Klose e Candreva (su rigore) trascinano
i biancocelesti alla vittoria contro i nerazzurri e riaccendono, seppur
debolmente, le speranze europee dei capitolini, ora a -4 dal Sassuolo sesto.
Per la Beneamata (espulso Murillo) arriva invece l'addio matematico alla
Champions League.
Una buona Lazio
chiude meritatamente avanti il primo tempo. A fronte di un'Inter dalla manovra
stentata, i biancocelesti sono più pungenti e passano subito all'8' con Klose:
il tedesco dopo un triangolo con Lulic si trova a tu per tu con Handanovic, che
scavalca con un elegante pallonetto. La squadra di Mancini fatica a reagire, e
sono i padroni di casa ad andare più vicini al raddoppio con Candreva.
Si scuotono i
nerazzurri nella ripresa, che vede l'immediata espulsione di Simone Inzaghi per
proteste. Il cambio di Mancini (Biabiany per Medel) dà la scossa alla squadra,
che crea occasioni in serie con Jovetic e Perisic. Al 78' lo jesino inserisce
anche Palacio per Nagatomo, l'Inter si sbilancia e viene punita dai capitolini:
all'83' Murillo atterra in area Keita e viene espulso, dal dischetto Candreva
non sbaglia e firma il 2-0 che chiude i giochi.
martedì 26 aprile 2016
Prostituzione intellettuale : nel giardino di casa...
Ha vinto la ruBentus, complimenti alla ruBentus. Che
però, va detto, in Italia ormai gioca come fosse il giardino di casa. E i
motivi sono molteplici. Una differenza di trattamento a tutti i livelli,
soprattutto se paragonata a quella delle dirette concorrenti. Il raffronto non
si pone nemmeno se parliamo del parallelismo con l'Inter. Avete presente
l'ammonizione di Perisic per proteste rimediata contro l'Udinese l'altra sera?
Ecco, ci siamo capiti.
Ma, al di là del trattamento arbitrale (sono pur sempre
uomini condizionabili, e parlare di condizionamento non vuol dire
necessariamente parlare di partite truccate come a qualcuno piace pensare per
buttarla in caciara), quello che preme sottolineare stavolta è la diversità di
percezione che hanno gli utenti – lettori, ascoltatori e spettatori – rispetto
a questi due mondi. Due mondi rappresentati in maniera diametralmente opposta:
da una parte c'è la favola, l'idillio, il Mulino Bianco; dall'altro l'ansia,
l'incertezza perenne, l'oblio.
Qualche esempio.
L'Inter degli 1-0 e la rubentus degli 1-0: per i
nerazzurri era "fortuna", "Sant'Handanovic",
"sofferenza infernale"; per i bianconeri diventa
"carattere", "squadra cinica", "DNA vincente".
Senza considerare i commenti sulle ultime vittorie della squadra di Mancini:
invece di osservare una crescita, si è preferito porre l'accento sul
"rimpianto" e sul "cosa sarebbe potuto essere se...".
Voti, pagelle e giudizi sui singoli? Velo pietoso. C'è
chi vale 100 milioni anche quando sbaglia di tutto e chi "non è un
campione, era in errore chi la pensava così" anche quando trascina. E
allora Rugani – ad esempio – diventa uno che "ha imparato per sei mesi e
ora gioca sempre titolare", mentre per altre squadre si sarebbe parlato di
"poco spazio per i giovani", di "bocciatura sonora" o,
ancora peggio, di "bidone".
Sul piano tecnico-tattico, poi, si fa carne di porco.
Bonucci ormai è per tutti "uno che sa impostare divinamente da
dietro", così come Marchisio è "un regista coi fiocchi". A piene
mani, prendetene tutti. Ma davvero c'è qualcuno che pensa che con Miranda in
squadra serva Bonucci? Oppure seriamente si ritiene Marchisio (chiariamo:
ottimo centrocampista) un regista nel senso stretto del termine?
E se ne dicono di ogni anche per quanto riguarda il
povero Thohir. Inizialmente era lo scemo sprovveduto che voleva utilizzare
l'Inter come giocattolino. Poi è passato per il tirchione che non cacciava un
soldo. In mezzo c'è stato chi lo ha accusato, nemmeno tanto velatamente, di
aver preso il club solo per fare business. E adesso, in barba a tutto quanto
detto negli scorsi mesi, ci si offende pensando che debba restare al timone
invece di vendere la società e andare a prendere un altro club. Tutto e il
contrario di tutto.
Ci sarebbero pure le liti di Mancini con i vari
giocatori, con i dirigenti, con il presidente, con la ex moglie; le scelte
"scriteriate" a livello tattico; il "fallimento" di Eder;
Melo trattato alla stregua di Hannibal Lecter; i troppi stranieri in squadra.
Giusto per ricordare qualche altra perla in ordine sparso.
Di certo ognuno può esprimere la sua idea e non è detto
che una sia migliore di un'altra. Fa sensazione, però, che queste idee abbiano
quasi tutte lo stesso elemento ispiratore e arrivino spesso e volentieri alle
medesime conclusioni.
Qual è il meccanismo? Presto spiegato. Chi fa
informazione ha il potere di incidere seriamente sul pensiero comune, specie se
in quell'humus vive chi è poco esperto e quindi è terreno fertile nel quale
queste idee attecchiscono senza i dovuti filtri. Si viene a creare un'opinione
pubblica distorta, deviata, fallace, unilaterale. Una sorta di "moda del
pensare" che a catena condiziona anche chi va allo stadio, condiziona
l'ambiente di lavoro, condiziona i protagonisti in campo. I giocatori,
d'altronde, non sono altro che uomini, con le loro ansie, i loro sentimenti e
le loro paure. Uomini che assorbono – chi più, chi meno – ciò che il mondo
esterno propone loro. Ed è così che poi anche lo svolgimento di una partita
vive di questi umori, tra tifosi che fischiano al primo appoggio sbagliato
perché "quello lì è costato 35 milioni!" e i calciatori che entrano
in campo con eccessiva tensione oppure con troppa poca tensione. Pressare
Kondogbia per un centrocampista del Verona, quindi, diventa più semplice che
pressare Pogba. Alla stessa stregua, applaudire Perisic diventa più complicato
che applaudire Morata.
Normale, insomma, che poi in questo mondo fatato nessuno
faccia notare come gli scudetti siano 32 e non 34. Ma è il giardino di casa e,
giustamente, si fa ciò che si vuole.
Alessandro Cavasinni
sabato 23 aprile 2016
35ª G. INTER-Udinese 3-1
Ritorno alla vittoria per l'Inter, che piega in rimonta
l'Udinese 3-1 con due marcatori che attendeva da tempo: Jovetic (doppietta) e
Eder. Inutile la rete iniziale di Thereau.
I friulani partono bene e dopo 9' passano in vantaggio:
lancio perfetto di Badu e tiro al volo di Thereau che non lascia scampo ad
Handanovic. L'Inter però reagisce subito, mette alle corde l'Udinese e pareggia
con Jovetic che devia in rete da pochi passi un assist di Icardi.
Nella ripresa l'Udinese va di nuovo vicina al vantaggio
ma la traversa dice di no a Fernandes. Sotto gli occhi degli imprenditori
cinesi interessati ad entrare in società l'Inter però non può fare brutte
figure e al 75' trova il 2-1: è ancora Jovetic di petto a deviare in rete un
cross di Biabiany. Nel finale c'è gloria anche per Eder, che chiude i conti in
contropiede.
mercoledì 20 aprile 2016
34ª G. Genoa-INTER 1-0
Ritmi molto alti nei primi minuti: al 4′ Perišić sfiora
subito il vantaggio con un colpo di testa su cui Lamanna compie un grande
intervento, risponde un paio di minuti dopo Pavoletti ma il suo destro da fuori
area termina alto di molto. Col passare del tempo il ritmo inizia a scemare ed
entrambe le squadre non riescono a creare pericoli alle porte difese da Lamanna
e Handanović. Bisogna aspettare il 28′ per vedere una vera palla gol: bella
azione personale di Palacio che mette in mezzo per Icardi, il colpo di testa
dell’argentino viene ribattuto sulla linea da Muñoz, con Lamanna ormai fuori
causa. Il portiere genoano compie però un grande intervento al 35′, ancora una
volta su colpo di testa di Perišić; al 39′ è l’Inter a rischiare lo svantaggio:
sul calcio d’angolo Pavoletti colpisce di testa e trova la risposta di
Handanović che mantiene il punteggio sullo 0-0.
Secondo tempo che si apre con l’Inter determinata a
cercare il gol del vantaggio, le azioni da gol però latitano: ci prova Palacio
al 58′, ma la sua conclusione di testa termina abbondantemente a lato; al 64′
però il Genoa fa vedere tutta la sua pericolosità nelle ripartenze con la
coppia Pavoletti-Rigoni che mette paura alla retroguardia nerazzurra. Gasperini
inserisce forze fresche con Tachtsidis al posto di Rigoni e Capel al posto di
Suso; Mancini manda in campo Éder per Perišić. Al 77′ i padroni di casa passano
in vantaggio: sugli sviluppi di un corner De Maio trova il tap-in vincente da
distanza ravvicinata dopo la sponda di Tachtsidis. Nel tentativo di trovare il
pareggio Mancini prova la carta Jovetić (fuori Telles) e nel finale quella
Ljajić, ma la squadra crea poco e anzi è il Genoa a sfiorare il raddoppio con
una conclusione potentissima di Ansaldi dai 25 metri su cui è bravo Handanović.
L’unica vera occasione per l’Inter arriva dai piedi di Éder, il suo destro però
termina a lato e per i nerazzurri forse la corsa Champions termina qui.
sabato 16 aprile 2016
33ª G. INTER-Napoli 2-0
Finisce 2-0 il terzo e ultimo anticipo della
trentatreesima giornata di serie A, con l'Inter che torna a sognare la
Champions League grazie a Icardi e Brozovic mentre il Napoli (sempre orfano
dello squalificato Higuain) che crolla: domenica la Juventus potrebbe volare a
+9.
Il risultato si sblocca subito: Icardi, partendo da una
posizione di leggero fuorigioco, aggancia in acrobazia un lancio di Medel e
supera Reina con un perfetto tocco sotto per l'1-0. La squadra di Sarri, con
Gabbiadini unica punta, fatica ad uscire dal pressing dei nerazzurri e si rende
pericolosa solo con un paio di tiri dalla distanza di Allan e Hamsik: attento
Handanovic. L'Inter invece manca il raddoppio con una scivolata di Perisic ma
ad un minuto dall'intervallo lo trova con Brozovic che a sua volta scavalca
Reina.
Nella ripresa Sarri si affida a Mertens per un
evanescente Insigne ma la musica non cambia. Callejon ha una buona chance ma
l'Inter gestisce bene la partita e sfiora anche il tris con Jovetic: bravissimo
Koulibaly a sventare sulla linea. Il Napoli, sfiduciato e stanco, non crea i
presupposti per riaprire la partita e al triplice fischio San Siro può
festeggiare un risultato che forse riapre la corsa alla Champions e avvicina la
Juventus al quinto scudetto consecutivo.
NUMERI & CURIOSITÀ...INTER-Napoli
L’Inter per continuare a credere nel terzo posto, dopo il
mezzo passo falso della Roma contro il Bologna, mentre il Napoli non vuole
mollare e spera di accorciare le distanze dalla Juventus, attualmente a +6.
L’anticipo del sabato della 33/a giornata ci indicherà per quale delle due
squadre è tempo di abbandonare i rispettivi obiettivi.
I PRECEDENTI – Nei 68 precedenti disputati tra Inter e
Napoli, i padroni di casa si sono aggiudicati l’intera posta in palio per ben
45 volte, lasciando solo le briciole ai partenopei; le vittorie azzurre,
infatti, sono solamente 8 mentre le due compagini si sono equamente suddivise
l’intera posta in palio per 16 volte. Come nell’ultimo precedente, quando
Callejon portò avanti il Napoli per ben due volte, ma in entrambi i casi la
formazione partenopea venne raggiunta prima da Guarin e poi da Hernanes. Nell’incontro
della stagione 2012-2013 disputata allo Stadio Giuseppe Meazza, invece, le reti
di Guarin e Milito nel primo tempo decisero l’incontro, nonostante il gol di
Cavani in apertura di ripresa: fu l’ultimo grande ruggito della squadra di
Stramaccioni, che poi iniziò il terribile declino che portò l’Inter sino al
nono posto in classifica. Nell’anno precedente, invece, fu un assolo napoletano
in terra lombarda: uno 0-3 micidiale firmato da Campagnaro, Maggio e Hamsik. E’
l’unico acuto dei campani nel nuovo millennio, però, dato che il Napoli ha
sempre perso dal 2000 a oggi contro l’Inter, tranne in quell’occasione e nelle
ultime due annate.
LE STATISTICHE – Inter-Napoli è sinonimo di spettacolo e
tanti, tanti gol. Osservando i freddi numeri, infatti, le due squadre hanno
realizzato un totale di 201 gol: 134 di questi hanno permesso alla squadra
meneghina di esultare, i restanti 67 invece sono firmati da giocatori azzurri.
L’Inter ha mostrato la tendenza a essere molto più prolifica nella ripresa (78
contro 56 reti nei primi 45 minuti) mentre i numeri riferiti al Napoli ci
raccontano di come sia più o meno indifferente per la squadra partenopea andare
in rete in un tempo o nell’altro (35 a 32 gol).
sabato 9 aprile 2016
32ª G. Frosinone-INTER 0-1
Mancini cambia
formazione all’ultimo: non giocano né Eder né Ljajic né Medel, dentro
incredibilmente Jovetic (in coppia con Icardi) con Biabiany largo a destra,
Perisic a sinistra e Felipe Melo in mezzo con Brozovic. Il Frosinone, senza lo
squalificato Dionisi, si affida a Daniel Ciofani fiancheggiato da Kragl e
Paganini.
Il primo tempo
stenta a decollare. L’Inter non fa nemmeno un tiro in porta, ma in qualche
occasione si avvicina pericolosamente dalle parti di Leali, soprattutto con una
spaccata di Icardi che per poco non devia in rete. Il Frosinone invece si fa
vedere con un tiro dal limite di Frara, che sibila fuori dal palo difeso da
Handanovic.
Nella ripresa si
fa vedere Jovetic con una botta da fuori, ma poi sono i ciociari che crescono e
sfiorano più volte il vantaggio. Blanchard in mischia manda a lato di pochissimo,
con tanto di deviazione; poi Paganini centra il palo alla destra di Handanovic
e poco dopo Pavlovic colpisce pure la traversa su punizione. Ma nel momento
migliore degli uomini di Stellone, l’Inter passa in vantaggio: al 74’ Perisic
crossa da sinistra, Icardi stacca di testa e insacca alle spalle di Leali. Nel
finale Jovetic sfiora il raddoppio con un destro a giro che si spegna alto e
pochi secondi più tardi Blanchard commette una grave ingenuità scalciando
proprio il montenegrino, e si prende il secondo giallo. C’è tempo anche per il
terzo clamoroso palo colpito da Daniel Ciofani, non è la giornata più fortunata
per il Frosinone…
NUMERI & CURIOSITÀ...Frosinone-INTER
Inedito anticipo del sabato alle ore 15:00. Il Frosinone
alla solita disperata ricerca di punti salvezza, l’Inter per provare a
scuotersi dopo la brutta sconfitta interna contro il Torino che ne ha forse
compromesso definitivamente la rincorsa Champions.
I PRECEDENTI – Vista la prima esperienza in Serie A per i
ciociari l’unico precedente risale alla sfida di andata: terminò con un
fragoroso 4-0 in favore dei nerazzurri, che si imposero con i gol di Biabiany,
Icardi, Murillo e Brozović.
LE STATISTICHE – Frosinone che dall’inizio dell’anno
naviga nei bassifondi della classifica; Carpi e Palermo sono però distanti un
solo punto e la corsa a tre per una casella che vale la permanenza è
decisamente iniziata. Gli uomini di Stellone non vincono da tre gare, ma il
“Matusa” è inviolato da 3 partite, sintomo di una squadra che soffre
dall’inizio dell’anno il mal di trasferta, ma che ha raccolto la gran parte del
proprio bottino proprio tra le mura amiche. Inter che a 7 gare dal termine è
distante 8 lunghezze dalla zona Champions, ormai quasi un’utopia; gli uomini di
Mancini non riescono a dare continuità alle proprie prestazioni, ma se la
vittoria manca solo da due gare, un altro consistente problema sembra essere il
giocare lontano da Milano: la vittoria fuori casa manca da 6 gare.
mercoledì 6 aprile 2016
Non chiamatelo calcio....
Non chiamatelo calcio. Quantomeno, non chiamatelo sport.
Perché di sportivo, qui, c'è davvero poco. E se invece ci sembra di sì, forse,
è perché ci siamo abituati da troppo tempo a nuotare in questa melma. Sarò
troppo netto, troppo estremo, ma è come vedo io il football italiano da anni.
Al di là del tifo, al di là delle ragioni di classifica, al di là
dell'altitudine geografica, al di là della categoria. Il calcio, in Italia, non
è più uno sport da ormai non si sa più nemmeno quando. E non c'entra neppure la
questione economica, più volte tirata in ballo. E' solo un mero fatto di
cultura, prima generale e poi, di conseguenza, sportiva. L'ignoranza genera
ignoranza, a ogni livello. Inevitabile cascata.
Che in Italia una partita di calcio sia diventata una
corrida, non lo scopro di certo io nel 2016. "La Serie A è segnata dalle
proteste dei calciatori nei confronti degli arbitri; quasi sempre immotivate e
in ogni caso non accettabili per la veemenza e per la tendenza a circondare il
direttore di gara. Un atto di forza o un tentativo chiaro di pretendere un
risarcimento a breve". Lo ha scritto sul Corriere della Sera, appena ieri,
l'ex arbitro Paolo Casarin. Come dargli torto? Come contraddirlo? Ormai si è arrivati
al punto di chiedere perfino rimesse laterali a metà campo chiaramente di senso
opposto. Siamo al ridicolo, diciamocelo chiaro e tondo.
In tutto questo squallore, entrano di prepotenza altri
fattori che finiscono di imbrattare un dipinto già deforme e squagliato.
Innanzitutto, la figura dell'arbitro. Il direttore di gara, nella maggior parte
dei tornei europei così come nelle coppe, si erge a giudice: si stacca dalla
contesa, demarca una linea, prende decisioni – anche sbagliate, fisiologicamente
– sempre rispettando il ruolo, l'etica e l'estetica. Ragiona con i giocatori,
li punisce e non accetta provocazioni o risse. In Italia, si fa fatica a capire
chi sia l'arbitro e chi il calciatore, in quei capannelli imbarazzanti dai
quali spuntano poi cartellini a casaccio. Tant'è vero che, alla fine del
teatrino, non si capisce mai quali fossero i destinatari della sanzione
disciplinare. In poche parole, l'arbitro si abbassa allo stesso livello di
coloro che dovrebbe giudicare, finendo poi per accettare (da alcuni, non da
tutti, sia chiaro) anche proteste veementi e fuori da ogni contegno.
L'altro fattore da prendere in considerazione è quello
che riguarda chi è chiamato a commentare e analizzare da fuori, ovvero gli
operatori dell'informazione. Partigiani, incompetenti, distratti, superficiali,
banali, prezzolati: un mare indistinto di chiacchiere che poco hanno a che fare
con la sostanza e la forma del contendere. In questo modo, si dà in pasto a chi
legge e a chi ascolta una versione fittizia della realtà. Creando, quindi,
un'opinione pubblica errata, fallace, che poi può determinare talvolta finanche
il risultato del campo. Basti pensare al modo in cui si vive sugli spalti una
partita, tra insulti, fischi e disappunto più che con cori positivi, canti, applausi
e incitamenti. Il problema non è il tifo. Il problema è la faziosità, che
esiste anche senza tifo. E' bene comprendere la differenza. Il tifo è sano,
perché rintraccia i suoi limiti nello stato d'animo (felice in caso di
risultato positivo; scontento in caso contrario), ma non inficia l'obiettività.
Cosa che, invece, fa la faziosità. Non possiamo essere vegetali, ma possiamo
essere corruttibili.
Tutti hanno negli occhi il "testa su testa" di
Bonucci con Rizzoli (spiace per i pignoli: appoggiata o sfiorata cambia davvero
poco), gli insulti a voce alta e reiterati di Zaza a Calvarese, la sfuriata di
Higuain con Irrati (che presumibilmente sarà correttamente punita). Io ho negli
occhi Miranda che atterra Belotti, incassa il secondo giallo senza fare un
fiato e, prima di lasciare estamente il campo, va a chiedere scusa
all'avversario sincerandosi delle sue condizioni. Lo stesso Belotti che poi,
qualche minuto più tardi, si traveste da Tania Cagnotto, fa espellere Nagatomo
e va a trasformare lui stesso il rigore del definitivo 2-1, ben consapevole di
quale fosse stata realmente la dinamica dell'azione che aveva condotto al
penalty.
Un evento di e per furbi. Un evento, appunto. Ma non
chiamatelo calcio. Non
chiamatelo sport.
Alessandro Cavasinni
domenica 3 aprile 2016
31ª G. INTER-Torino 1-2
Finisce con una sorpresissima la 31a giornata di Serie A:
il Torino passa a San Siro salendo a 36 punti e chiudendo o quasi i conti con
la salvezza, ma soprattutto inguaiando in maniera pressoché definitiva la
squadra di Mancini nella rincorsa al terzo posto. Adesso sono 8 i punti di
svantaggio dei nerazzurri dalla lanciatissima Roma.
Inter padrona del
campo per 50’, ma poi vittima di un inspiegabile black-out, solo in parte
giustificato dalla reazione del Toro.
La squadra di
Ventura era stata anzi spettatrice per tutto il primo tempo, chiuso in
svantaggio per il rigore trasformato al 18’ da Icardi, per un dubbio fallo di
mano in area di Moretti. Granata incapaci di reagire, ma Inter che non ne
approfitta, gestendo più che cercando il raddoppio.
I nerazzurri subiscono quasi senza accorgersene la
risalita del Toro in avvio di ripresa: Handanovic salva su Belotti, ma il
campanello d’allarme non basta a scuotere la squadra di Mancini, che incassa il
pari al 10’ con Molinaro, bravo a chiedere triangolo a Lopez, incunearsi in
area e battere Handanovic in uscita.
L’Inter è sotto shock e si fa male da sola: il doppio
giallo di Miranda al 12’ trastorma la partita in una corsa ad handicap. La gara
si apre, Padelli vola su Icardi, che poi lascia il campo a Biabiany. La mossa
non porta frutti, perché il Toro passa di rigore al 28': contatto dubbio tra
Nagatomo e Belotti, rosso per il giapponese e lo stesso Belotti condanna dal
dischetto Handanovic e forse tutta la stagione dei nerazzurri.
NUMERI & CURIOSITÀ...INTER-Torino
L’Inter per trovare i tre punti dopo la buona prestazione
di Roma, il Torino invece per dimenticare la sconfitta maturata nel derby
contro la Juventus: ci sono tutti i presupposti per vedere una bella partita
nel posticipo della 31/a giornata di Serie A.
I PRECEDENTI – Inter e Torino hanno disputato un totale
di 71 partite al Giuseppe Meazza di San Siro, da sempre la casa del club
nerazzurro. Per 37 volte sono stati i nerazzurri a esultare ottenendo i tre
punti in palio, mentre in 24 occasioni le due compagini si sono suddivise
equamente la posta in palio; infine per 10 volte è stata la squadra granata a
portarsi a casa il bottino pieno. Il precedente della stagione 2012/2013 è un
2-2 ricco di emozioni: Chivu portò in vantaggio i nerazzurri su punizione, ma
la bestia nerazzurra Meggiorini – con una doppietta – constrinse l’Inter a
rincorrere, salvo poi salvarsi con un gol di Cambiasso a venti minuti dalla
fine. Nella stagione 2011-2012 vi fu un pareggio (1-1), mentre nei tre anni
antecedenti vi sono state soltanto vittorie nerazzurre (un 1-0, un 3-0, un
4-0). Per quanto riguarda il penultimo precedente, invece, la squadra allenata
allora da Walter Mazzarri riuscì a sconfiggere i granata grazie a una rete di
testa di Rodrigo Palacio, al 30esimo del primo tempo; l’anno scorso, invece, un
gol di Moretti a tempo praticamente scaduto regalò al Torino la vittoria per
1-0.
LE STATISTICHE –
Numeri poco entusiasmanti per le due squadre, che hanno realizzato 2,2 gol a
partita (un dato abbastanza basso per gli standard di Serie A). I nerazzurri
hanno segnato 111 gol, mentre per 45 volte i tifosi granata hanno potuto
esultare a San Siro: l’Inter è andata molto meglio nella ripresa (62 gol) che
nei primi tempi (49), mentre per il Torino c’è un certo equilibrio (24 e 21 reti).
All’inizio del secondo tempo, però, sembra che le due squadre si trasformino: i
meneghini hanno infatti segnato 29 gol tra il 46° e il 60° minuto, e anche il
Torino ha un exploit particolare (10 gol nello stesso arco temporale).
Il capocannoniere dell’Inter sino a questo momento della
stagione è Mauro Icardi, autore di 12 reti in campionato, mentre l’attaccante
più prolifico del Torino è Andrea Belotti, fermo a quota 8 gol.
giovedì 31 marzo 2016
Il “Chino” Recoba dice basta: storia di un talento svogliato con il sinistro magico
Sta calando il sipario sulla carriera di Alvaro Recoba.
Uno che, dicono in tanti, se avesse avuto voglia di allenarsi (e non solo di
giocare) avrebbe potuto vincere un Pallone d’Oro. La parola fine sarà messa
giovedì nero su bianco. Due giorni ancora e poi via ai ricordi. Come la prima
volta. San Siro accoglieva Ronaldo e aspettava i primi passi con l’Inter del
Fenomeno. A Milano, grazie alla spesa di Massimo Moratti (51 miliardi di lire,
cifra impensabile nella seconda metà degli anni ’90), si respirava aria di
sogni inattesi e speranzosi. E invece, in quel pomeriggio contro il Brescia
neopromosso (il 31 agosto 1997), l’Italia e l’Europa scoprivano Alvaro Recoba,
stessa età del più famoso collega brasiliano.
Arrivato alla Pinetina perché qualche mese prima, a casa
Moratti, era stata recapitata una videocassetta che mostrava le doti tecniche
di un ragazzino del Nacional Montevideo: ancora cicciottello che scartava mezza
squadra avversaria. E allora fu amore a prima vista. Un lampo. Così col
Brescia, sotto di un gol, Recoba ribaltò il match con una doppietta
formidabile: un tiro di sinistro dalla distanza e una punizione pazzesca. Ma
già nel precampionato c’era chi aveva potuto conoscere le sue qualità: in amichevole
contro il Bologna, Ronaldo uscì al minuto 70 ed entrò Recoba: tiro di 40 metri,
traversa.
Massimo Moratti lo ha trattato come un figlio ed è stato, fin da
subito, il suo tifoso numero uno. Lo ha supportato, sopportato e perdonato per
ogni tipo di marachella.
E
lo ha amato.
All’infinito.
sabato 26 marzo 2016
sabato 19 marzo 2016
30ª G. Roma-INTER 1-1
Termina in parità la sfida dell'Olimpico tra Roma e
Inter. Perisic illude gli ospiti, raggiunti nel finale da Nainggolan che
conserva il +5 dei giallorossi nella corsa al terzo posto che vale la Champions
League.
Mancini, privo di Icardi e Palacio, si affida all'ex
Ljajic che impegna anche Szczesny nelle prime fasi di un primo tempo molto
bloccato. Col passare dei minuti l'Inter cresce ma Perisic e Brozovic sprecano
anche due buone occasioni. La Roma con Perotti da falso nove non punge e prima
dell'intervallo solo El Shaarawy si rende pericoloso dalle parti di Handanovic.
In apertura di ripresa si sblocca il risultato: Perisic
in contropiede la mette sul secondo palo per l'1-0 dell'Inter. Spalletti si
convince a gettare nella mischia Dzeko ma il bosniaco, fischiatissimo, delude
ancora calciando alto davanti ad Handanovic. Dal suo piede però nel finale in
qualche modo nasce il gol del pareggio, con Nainggolan che da dentro l'area fa
esplodere di gioia l'Olimpico e permette alla Roma di conservare il prezioso +5
in classifica sugli avversari di giornata.
NUMERI & CURIOSITÁ...Roma-INTER
Ultima chiamata per il treno Champions League per l’Inter
di Mancini, obbligata a fare risultato in quel di Roma per accorciare le
distanze dal terzo posto; di fronte si troverà però l’armata di Spalletti,
reduce da otto vittorie consecutive.
I PRECEDENTI – Roma e Inter si sono affrontate 82 volte
allo Stadio Olimpico, con i capitolini che si sono imposti per 33 volte di
fronte ai propri tifosi; in 22 occasioni le due squadre si sono divise la posta
in palio, mentre i nerazzurri hanno espugnato l’ostico campo per 27 volte, un
dato che poche squadre italiane possono vantare di avere. Nella stagione
2012/2013 il risultato è stato un pareggio: Rodrigo Palacio allo scadere del
primo tempo rispose alla rete iniziale di Francesco Totti, realizzata dagli
undici metri. L’Inter non vince a Roma dalla stagione 2008/09, quando una
doppietta di Ibrahimovic e le reti di Stankovic e Obinna fissarono il punteggio
sul definitivo 0-4; i tifosi giallorossi, invece, ricorderanno sicuramente con
più piacere l’incontro della stagione 2009/10, quello vinto per 2-1 e che
permise alla Roma di tenere botta per lo scudetto sino all’ultima giornata di
campionato. De Rossi aprì le danze nel primo tempo, Milito pareggiò nella
ripresa ma il gol decisivo lo realizzò Toni: una partita incredibile che si
concluse con un palo colpito da un giocatore nerazzurro al 94′. Per quanto
riguarda l’ultimo precedente, infine, i giallorossi trionfarono per 4-2 grazie
alle reti di Gervinho, Holebas e Pjanic.
LE STATISTICHE – Parziale equilibrio anche per quanto
riguarda i gol realizzati dalle due formazioni, con la Roma che ha fatto gioire
i propri tifosi per 126 volte, a fronte di 111 dispiaceri inflitti dai
calciatori della squadra nerazzurra. Nettamente più alto il dato delle
segnature marcate nella ripresa (rispettivamente 70 e 67 per Roma e Inter)
rispetto ai gol segnati nei primi tempi (56 e 44); resta comunque una sfida da
sempre spettacolare, visto l’alto numero di occasioni che entrambe le squadre
sono in grado di creare.
Il capocannoniere della Roma sino a questo momento della
stagione è Mohamed Salah, autore di 11 gol in campionato, mentre l’attaccante
più prolifico dell’Inter è Mauro Icardi, a segno per 12 volte, il quale però
non sarà della partita perché infortunatosi nell’ultima sfida casalinga contro
il Bologna.
sabato 12 marzo 2016
29ª G. INTER-Bologna 2-1
Una buona e una cattiva notizia per i tifosi dell'Inter:
la squadra di Mancini batte il Bologna 2-1 grazie ai gol di Perisic e
D'Ambrosio ma perde Icardi per infortunio.
Il secondo anticipo del sabato si apre proprio con
l'infortunio del capitano nerazzurro che nel tentativo di intervenire in
scivolata su un passaggio invitante rimedia una distorsione al ginocchio destro
che lo costringe ad uscire dal campo. Il Bologna non è comunque più fortunato
visto che anche Destro è costretto a chiedere il cambio dopo un contrasto con
Miranda. Le squadre ci mettono un po' a riorganizzarsi ma prima dell'intervallo
Eder si vede parare un colpo di testa quasi sulla linea mentre Ljajic scheggia
un palo esterno.
Nella ripresa il Bologna si fa più pericoloso, specie con
Giaccherini che costringe Nagatomo ad un recupero in velocità ma ad un quarto
d'ora dal termine Perisic sblocca il risultato sugli sviluppi di un corner.
Dopo altri quattro minuti, sembra da calcio d'angolo, D'Ambrosio firma il
raddoppio che affonda gli ospiti. Inutile nel finale la rete della bandiera in
contropiede di Brienza.
venerdì 11 marzo 2016
NUMERI & CURIOSITÁ...INTER-Bologna
L’anticipo serale della 29/a giornata mette di fronte
Inter e Bologna: i nerazzurri sono reduci da una bella vittoria contro il
Palermo e dall’ottima prestazione in Coppa Italia contro la Juventus, mentre
gli ospiti devono dimenticare il pareggio interno contro il Carpi.
I PRECEDENTI – Nelle 68 partite disputate al Giuseppe
Meazza tra Inter e Bologna, i meneghini si sono assicurati l’intera posta in
palio in ben 38 occasioni, lasciando un punto agli emiliani soltanto per 20
volte. Infine gli ospiti hanno ottenuto tre punti in 10 occasioni, un numero
decisamente basso considerando l’elevato numero di incontri disputati. Nel
penultimo precedente fu Gilardino a far soccombere l’Inter di Andrea
Stramaccioni, nel periodo di crisi più evidente dell’era post-triplete
nerazzurra: ma non solo, perché anche nella stagione 2011/2012 gli emiliani
hanno sbancato San Siro, complice la doppietta di Di Vaio e la rete, nel
finale, di Acquafresca. L’ultima vittoria nerazzurra, infine, è datata stagione
2010/11, quando la squadra di Leonardo s’impose col punteggio di 4-1; per
quanto riguarda l’ultimo scontro diretto, risalente all’annata 2013/2014, le
due squadre hanno fissato il punteggio sul 2-2 complici le reti di Icardi
(doppietta), Cristaldo e Kone.
LE STATISTICHE – Nei 68 precedenti sono stati realizzati
la bellezza di 170 gol, un numero leggermente sopra la media considerando il
rapporto partite/gol; 108 di questi hanno permesso ai nerazzurri di far
esplodere di gioia il proprio pubblico, mentre i restanti 62 hanno fruttato
qualche punto utile alla causa emiliana. Entrambe le squadre hanno mostrato la
propensione a essere più prolifiche nella ripresa (60 e 32 reti) rispetto ai
primi 45 minuti di gioco (48 e 30 gol).
Il capocannoniere dell’Inter sino a questo momento della
stagione è Mauro Icardi, autore di 12 reti in campionato, mentre l’attaccante
più prolifico del Bologna è Mattia Destro, fermo a quota 8 gol.
Ausilio dice tutto...
Lunga intervista
di Piero Ausilio a Libero. Il direttore sportivo nerazzurro ha parlato di Inter
a 360 gradi, con la consueta franchezza.
MERCATO -
"Soriano? Lo stiamo seguendo e a Ferrero sto simpatico. Su Banega non
posso dire nulla, è tesserato con un altro club. Erkin fa parte dei parametri
zero che ci piacciono. Per i riscatti ci siamo già confrontati con il tecnico:
nessuna decisione verrà presa prima del 15 maggio, giorno dell’ultima giornata,
poi avremo tempo fino al 30 giugno per esercitare i nostri 'diritti'. Stesso
discorso per Jovetic, è un professionista serio e si allena con impegno. Non
gioca mai perché ora è infortunato. Se abbiamo già puntato qualcuno per l’anno
prossimo? Sì, un giocatore dell’attuale serie A, offensivo e duttile…".
FALLIMENTO
ECONOMICO - "Voci già smentite dal presidente Thohir. L’Inter, come tutte
le società, utilizza linee di credito. Thohir ha un piano chiaro che va oltre
la classifica. Con l’UEFA abbiamo sottoscritto un contratto e lo stiamo
rispettando. I 30 milioni di rosso? Non c’entrano col debito. Il fairplay
finanziario ci obbliga a tenere il bilancio in pari tra acquisti e cessioni,
cosa che stiamo facendo. Per intenderci: non c’è alcun rischio che si faccia la
fine del Galatasaray".
THOHIR RESTA -
"Lui è lontano fisicamente, ma ci sentiamo tutti i giorni. Ci chiede dei
giocatori, si informa, sa di calcio più di quanto si voglia far apparire. Arrabbiato
per quanto si legge sui giornali? Più che altro è rimasto deluso, lo si è fatto
passare per quello che non è. Ha un tale rispetto che per sua scelta si è
adattato al nostro fuso orario: ci scrive quando da lui sono le 2 del mattino
per non disturbarci".
MORATTI -
"Devo tanto a Moratti, veramente un grande uomo. Allo stesso tempo è anche
vero che è Thohir ad avermi scelto come direttore dell’area sportiva nel
post-Branca. Di Marco molti hanno un’idea sbagliata, con lui ho sempre lavorato
bene”
FUTURO PERSONALE
- "Il mio contratto scade nel 2017, anche se non abbiamo ancora parlato di
rinnovo. La storia di quando sono andato a Londra è meravigliosa: è uscita la
notizia, ma la verità è che in Inghilterra non ci sono andato affatto! Invece
c'era Thohir a vedere Arsenal-Barcellona. Se accetterei il Milan? Dopo tanti
anni in nerazzurro farei fatica a vedermi in rossonero".
SULLA SFURIATA DI
TORINO - "Dopo Juventus-Inter ero furibondo. Voglio bene ai calciatori
come figli: se tornano a casa con un 5 in pagella, la prima volta li avvisi, la
seconda li redarguisci, la terza ti incazzi".
BUGIE SU
KONDOGBIA - "Geoffrey è costato 31 milioni più 6 di bonus, la stessa cifra
che abbiamo incassato da Kovacic, e noi siamo felici del nostro investimento.
Il fatto che i media non concordino, beh, questa cosa è grottesca. A volte con
Mancini ci confrontiamo subito dopo le partite: “A me è piaciuto molto Kondo”.
E io: “Anche a me”. Poi andiamo in conferenza e i giornalisti attaccano: “Altra
brutta prestazione di Kondo…”. Nella valutazione delle sue partite pesa in
maniera eccessiva il prezzo del cartellino, che tra l’altro poteva costarci di
meno. Con il Monaco avevamo raggiunto un’intesa per 27 milioni più bonus, poi
si è fatto avanti il Milan e il prezzo è aumentato. Il ragazzo ha vacillato, in
rossonero avrebbe guadagnato molto di più, ma poi lui e la società hanno
mantenuto la parola, in fondo lo seguivamo dai tempi del Siviglia".
L'AUTOFINANZIAMENTO
- "Molti non ci credono, ma il nostro mercato è totalmente autofinanziato.
Nelle ultime due sessioni abbiamo mosso 28 giocatori: 13 in entrata e 15 in
uscita per un bilancio vicinissimo allo zero. Le rate? Sappiamo quello che
facciamo. Nel mondo dei media c’è troppa superficialità. Shaqiri, per dire: al
Bayern dobbiamo 15 milioni in 3 rate, lo Stoke ce l’ha pagato la stessa cifra
ma in un’unica soluzione. Questo genere di operazioni ci permettono di andare a
caccia di altri giocatori, eppure in giro si dice “l’Inter ha buttato 15
milioni”".
OTTIMO SCOUTING -
"Da noi fa capo a Massimiliano Mirabelli che gestisce dieci osservatori:
sono bravissimi. Per Murillo sono stati fondamentali: era un difensore
semi-sconosciuto che stava lottando per non retrocedere con il Granada.
Mirabelli insisteva e aveva ragione. Un altro prodotto dello scouting è
Brozovic. Su indicazione di Mirabelli io e Mancini andiamo a vedere
Italia-Croazia a San Siro. Osserviamo Marcelo e in contemporanea ci
innamoriamo anche di Perisic".
SU ICARDI -
"E' un professionista esemplare, tra i primi ad arrivare al campo e uno
degli ultimi ad andare via, pensa a lavorare e a stare con la moglie e i
quattro bambini, non ha grilli per la testa, dice da mesi che all’Inter vuole
restare a lungo, la società su di lui vuole costruire i prossimi 10 anni e non
a caso è il capitano, eppure quando si parla di lui si dicono solo due cose:
“Icardi è poco serio” e “l’Inter lo venderà di sicuro”"
mercoledì 9 marzo 2016
108 anni....INTER
"Si chiamerà Internazionale, perché noi siamo
fratelli del mondo".
Accompagnata da queste parole, il 9 marzo 1908, presso il
ristorante milanese "L'orologio", nasceva l' F.C. Internazionale
Milano, unica squadra italiana ad aver partecipato a tutti i campionati di
Serie A a girone unico.
Nella bacheca nerazzurra, 18 Scudetti, 7 Coppe Italia, 5
Supercoppe Italiane, 3 Coppe dei Campioni, 3 Coppe UEFA, 2 Coppa
Intercontinentali e una Coppa del Mondo per Club.
domenica 6 marzo 2016
28ª G. INTER-Palermo 3-1
Inter-Palermo 3-1. I nerazzurri non perdono il treno per
la Champions e si riportano a -5 punti dalla Roma terza in classifica. A San
Siro la squadra di Mancini, rivitalizzata dalla bella prestazione contro la
Juventus in settimana, piega i rosanero con le reti di Ljajic, Icardi e
Perisic. Siciliani fermi a 27 punti, ad una sola lunghezza dal Frosinone
terzultimo, e ora più che mai a rischio.
L'Inter sblocca il
risultato all'11' con una precisa conclusione in diagonale di Ljajic da fuori
area, su cui Sorrentino non può nulla. Gli ospiti non reagiscono e al 23'
Icardi raddoppia battendo in spaccata il portiere del Palermo su cross di
Palacio. Solo nell'ultima mezz'ora la squadra di Iachini dà segni di vita, e
allo scoccare del 45' Vazquez, servito da Rispoli, si inserisce tra Miranda e
Murillo e di piatto trafigge Carrizo.
Ripresa, le buone intenzioni dei rosanero vengono
stroncate dal tris nerazzurro: al 54' Icardi dalla destra fa partire un preciso
traversone per Perisic, che in tuffo di testa non dà scampo a Sorrentino.
Dopo il 3-1 il Palermo è sfiduciato e l'Inter rallenta il
ritmo, sfiorando la quarta marcatura con Palacio. Nel finale spazio anche per
Brozovic, Biabiany e Melo tra i nerazzurri, il risultato non cambia più
nonostante i tentativi finali di Brozovic e Perisic.
mercoledì 2 marzo 2016
TIM CUP SEMIFINALE RITORNO INTER-RuBentus 3-0 (3-5 GP)
La Juventus va in finale di Coppa Italia dopo una partita
incredibile a San Siro. I bianconeri domano solo ai rigori (5-4) un'Inter
orgogliosa, capace di rimontare le tre reti subite a Torino grazie alla
doppietta di Brozovic e il gol di Perisic.
Inter all'attacco
rabbiosamente fin dai primissimi minuti. Mancini lascia fuori Icardi e si
affida al tridente Perisic-Eder-Ljajic, a centrocampo Brozovic, Medel e
Kondogbia a spezzare il gioco. Complice una Juventus troppo rinunciataria e
supponente, i nerazzurri fanno la partita e sfiorano il gol già al 10' con
Perisic. Hernanes, decisivo domenica sera, è invece il tallone d'Achille della
Vecchia Signora: al 16' il brasiliano si fa soffiare palla da Medel, il cileno
serve Brozovic che con un preciso destro trafigge Neto.
La Juve non solo
non riesce a reagire, ma va in tilt in fase difensiva, pressata su tutti i
fronti dai nerazzurri, molto aggressivi. Al 24' Ljajic colpisce la traversa su
assist di Eder, al 43' ancora il serbo si avvicina al raddoppio con un destro
rasoterra di un soffio a lato.
Ripresa, Mancini
perde Kondogbia per infortunio (trauma cranico) e preferisce aumentare il
numero degli attaccanti, inserendo Biabiany. Al 49' arriva il raddoppio: Eder
si invola sulla destra e serve Perisic, che insacca da due passi sul secondo
palo.
San Siro si
trasforma in una bolgia, i campioni d'Italia, allo sbaraglio, provano a reagire
e confezionano la prima occasione gol della partita con Zaza, che al 54'
colpisce il palo sull'uscita di Carrizo. Allegri decide di cambiare la sua Juve
in affanno inserendo Barzagli per Lichtsteiner e tornando alla difesa a tre.
Ma l'offensiva
della squadra di Mancini non conosce pause: al 69' Nagatomo spaventa Neto con
un diagonale, al 73' D'Ambrosio di testa manda alto di un soffio, Biabiany
all'80' spedisce da posizione defilata nelle braccia di Neto.
All'81' il Meazza
esplode: Rugani atterra Perisic in area, dal dischetto Brozovic fredda Neto,
3-0, parità ristabilita e il pubblico nerazzurro festeggia l'impresa. Brividi
prima del 90': Zaza all'87' di controbalzo manca il gol qualificazione, all'89'
è decisivo Neto su Ljajic.
Nervosismo allo
scadere, con un accenno di rissa: Bonucci ammonito salterà la possibile finale.
Si va ai supplementari.
Extra time da
cardiopalma: l'Inter,stremata, soffre il ritorno della Juventus, potenziata da
Pogba, entrato alla fine dei tempi regolamentari. Neto è decisivo su Perisic,
poi è Zaza a sfiorare due volte il gol della qualificazione. Mancini a sorpresa
inserisce Manaj e non Icardi per Eder, stravolto. Dopo una grande parata di
Carrizo su Morata, si va ai rigori.
Dal dischetto è
decisivo l'errore di Palacio (traversa), Juve in finale.
martedì 1 marzo 2016
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