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RISULTATO FINALE ...Lazio-INTER 2-0

domenica 1 maggio 2016

36ª G. Lazio-INTER 2-0

Lazio-Inter 2-0. Klose e Candreva (su rigore) trascinano i biancocelesti alla vittoria contro i nerazzurri e riaccendono, seppur debolmente, le speranze europee dei capitolini, ora a -4 dal Sassuolo sesto. Per la Beneamata (espulso Murillo) arriva invece l'addio matematico alla Champions League.
 Una buona Lazio chiude meritatamente avanti il primo tempo. A fronte di un'Inter dalla manovra stentata, i biancocelesti sono più pungenti e passano subito all'8' con Klose: il tedesco dopo un triangolo con Lulic si trova a tu per tu con Handanovic, che scavalca con un elegante pallonetto. La squadra di Mancini fatica a reagire, e sono i padroni di casa ad andare più vicini al raddoppio con Candreva.

 Si scuotono i nerazzurri nella ripresa, che vede l'immediata espulsione di Simone Inzaghi per proteste. Il cambio di Mancini (Biabiany per Medel) dà la scossa alla squadra, che crea occasioni in serie con Jovetic e Perisic. Al 78' lo jesino inserisce anche Palacio per Nagatomo, l'Inter si sbilancia e viene punita dai capitolini: all'83' Murillo atterra in area Keita e viene espulso, dal dischetto Candreva non sbaglia e firma il 2-0 che chiude i giochi.

martedì 26 aprile 2016

Prostituzione intellettuale : nel giardino di casa...

Ha vinto la ruBentus, complimenti alla ruBentus. Che però, va detto, in Italia ormai gioca come fosse il giardino di casa. E i motivi sono molteplici. Una differenza di trattamento a tutti i livelli, soprattutto se paragonata a quella delle dirette concorrenti. Il raffronto non si pone nemmeno se parliamo del parallelismo con l'Inter. Avete presente l'ammonizione di Perisic per proteste rimediata contro l'Udinese l'altra sera? Ecco, ci siamo capiti.
Ma, al di là del trattamento arbitrale (sono pur sempre uomini condizionabili, e parlare di condizionamento non vuol dire necessariamente parlare di partite truccate come a qualcuno piace pensare per buttarla in caciara), quello che preme sottolineare stavolta è la diversità di percezione che hanno gli utenti – lettori, ascoltatori e spettatori – rispetto a questi due mondi. Due mondi rappresentati in maniera diametralmente opposta: da una parte c'è la favola, l'idillio, il Mulino Bianco; dall'altro l'ansia, l'incertezza perenne, l'oblio.
Qualche esempio.
L'Inter degli 1-0 e la rubentus degli 1-0: per i nerazzurri era "fortuna", "Sant'Handanovic", "sofferenza infernale"; per i bianconeri diventa "carattere", "squadra cinica", "DNA vincente". Senza considerare i commenti sulle ultime vittorie della squadra di Mancini: invece di osservare una crescita, si è preferito porre l'accento sul "rimpianto" e sul "cosa sarebbe potuto essere se...".
Voti, pagelle e giudizi sui singoli? Velo pietoso. C'è chi vale 100 milioni anche quando sbaglia di tutto e chi "non è un campione, era in errore chi la pensava così" anche quando trascina. E allora Rugani – ad esempio – diventa uno che "ha imparato per sei mesi e ora gioca sempre titolare", mentre per altre squadre si sarebbe parlato di "poco spazio per i giovani", di "bocciatura sonora" o, ancora peggio, di "bidone".
Sul piano tecnico-tattico, poi, si fa carne di porco. Bonucci ormai è per tutti "uno che sa impostare divinamente da dietro", così come Marchisio è "un regista coi fiocchi". A piene mani, prendetene tutti. Ma davvero c'è qualcuno che pensa che con Miranda in squadra serva Bonucci? Oppure seriamente si ritiene Marchisio (chiariamo: ottimo centrocampista) un regista nel senso stretto del termine?
E se ne dicono di ogni anche per quanto riguarda il povero Thohir. Inizialmente era lo scemo sprovveduto che voleva utilizzare l'Inter come giocattolino. Poi è passato per il tirchione che non cacciava un soldo. In mezzo c'è stato chi lo ha accusato, nemmeno tanto velatamente, di aver preso il club solo per fare business. E adesso, in barba a tutto quanto detto negli scorsi mesi, ci si offende pensando che debba restare al timone invece di vendere la società e andare a prendere un altro club. Tutto e il contrario di tutto.
Ci sarebbero pure le liti di Mancini con i vari giocatori, con i dirigenti, con il presidente, con la ex moglie; le scelte "scriteriate" a livello tattico; il "fallimento" di Eder; Melo trattato alla stregua di Hannibal Lecter; i troppi stranieri in squadra. Giusto per ricordare qualche altra perla in ordine sparso.
Di certo ognuno può esprimere la sua idea e non è detto che una sia migliore di un'altra. Fa sensazione, però, che queste idee abbiano quasi tutte lo stesso elemento ispiratore e arrivino spesso e volentieri alle medesime conclusioni.
Qual è il meccanismo? Presto spiegato. Chi fa informazione ha il potere di incidere seriamente sul pensiero comune, specie se in quell'humus vive chi è poco esperto e quindi è terreno fertile nel quale queste idee attecchiscono senza i dovuti filtri. Si viene a creare un'opinione pubblica distorta, deviata, fallace, unilaterale. Una sorta di "moda del pensare" che a catena condiziona anche chi va allo stadio, condiziona l'ambiente di lavoro, condiziona i protagonisti in campo. I giocatori, d'altronde, non sono altro che uomini, con le loro ansie, i loro sentimenti e le loro paure. Uomini che assorbono – chi più, chi meno – ciò che il mondo esterno propone loro. Ed è così che poi anche lo svolgimento di una partita vive di questi umori, tra tifosi che fischiano al primo appoggio sbagliato perché "quello lì è costato 35 milioni!" e i calciatori che entrano in campo con eccessiva tensione oppure con troppa poca tensione. Pressare Kondogbia per un centrocampista del Verona, quindi, diventa più semplice che pressare Pogba. Alla stessa stregua, applaudire Perisic diventa più complicato che applaudire Morata.

Normale, insomma, che poi in questo mondo fatato nessuno faccia notare come gli scudetti siano 32 e non 34. Ma è il giardino di casa e, giustamente, si fa ciò che si vuole.
Alessandro Cavasinni


sabato 23 aprile 2016

35ª G. INTER-Udinese 3-1


Ritorno alla vittoria per l'Inter, che piega in rimonta l'Udinese 3-1 con due marcatori che attendeva da tempo: Jovetic (doppietta) e Eder. Inutile la rete iniziale di Thereau.
I friulani partono bene e dopo 9' passano in vantaggio: lancio perfetto di Badu e tiro al volo di Thereau che non lascia scampo ad Handanovic. L'Inter però reagisce subito, mette alle corde l'Udinese e pareggia con Jovetic che devia in rete da pochi passi un assist di Icardi.

Nella ripresa l'Udinese va di nuovo vicina al vantaggio ma la traversa dice di no a Fernandes. Sotto gli occhi degli imprenditori cinesi interessati ad entrare in società l'Inter però non può fare brutte figure e al 75' trova il 2-1: è ancora Jovetic di petto a deviare in rete un cross di Biabiany. Nel finale c'è gloria anche per Eder, che chiude i conti in contropiede.

mercoledì 20 aprile 2016

34ª G. Genoa-INTER 1-0

Ritmi molto alti nei primi minuti: al 4′ Perišić sfiora subito il vantaggio con un colpo di testa su cui Lamanna compie un grande intervento, risponde un paio di minuti dopo Pavoletti ma il suo destro da fuori area termina alto di molto. Col passare del tempo il ritmo inizia a scemare ed entrambe le squadre non riescono a creare pericoli alle porte difese da Lamanna e Handanović. Bisogna aspettare il 28′ per vedere una vera palla gol: bella azione personale di Palacio che mette in mezzo per Icardi, il colpo di testa dell’argentino viene ribattuto sulla linea da Muñoz, con Lamanna ormai fuori causa. Il portiere genoano compie però un grande intervento al 35′, ancora una volta su colpo di testa di Perišić; al 39′ è l’Inter a rischiare lo svantaggio: sul calcio d’angolo Pavoletti colpisce di testa e trova la risposta di Handanović che mantiene il punteggio sullo 0-0.

Secondo tempo che si apre con l’Inter determinata a cercare il gol del vantaggio, le azioni da gol però latitano: ci prova Palacio al 58′, ma la sua conclusione di testa termina abbondantemente a lato; al 64′ però il Genoa fa vedere tutta la sua pericolosità nelle ripartenze con la coppia Pavoletti-Rigoni che mette paura alla retroguardia nerazzurra. Gasperini inserisce forze fresche con Tachtsidis al posto di Rigoni e Capel al posto di Suso; Mancini manda in campo Éder per Perišić. Al 77′ i padroni di casa passano in vantaggio: sugli sviluppi di un corner De Maio trova il tap-in vincente da distanza ravvicinata dopo la sponda di Tachtsidis. Nel tentativo di trovare il pareggio Mancini prova la carta Jovetić (fuori Telles) e nel finale quella Ljajić, ma la squadra crea poco e anzi è il Genoa a sfiorare il raddoppio con una conclusione potentissima di Ansaldi dai 25 metri su cui è bravo Handanović. L’unica vera occasione per l’Inter arriva dai piedi di Éder, il suo destro però termina a lato e per i nerazzurri forse la corsa Champions termina qui.

sabato 16 aprile 2016

33ª G. INTER-Napoli 2-0


Finisce 2-0 il terzo e ultimo anticipo della trentatreesima giornata di serie A, con l'Inter che torna a sognare la Champions League grazie a Icardi e Brozovic mentre il Napoli (sempre orfano dello squalificato Higuain) che crolla: domenica la Juventus potrebbe volare a +9.
Il risultato si sblocca subito: Icardi, partendo da una posizione di leggero fuorigioco, aggancia in acrobazia un lancio di Medel e supera Reina con un perfetto tocco sotto per l'1-0. La squadra di Sarri, con Gabbiadini unica punta, fatica ad uscire dal pressing dei nerazzurri e si rende pericolosa solo con un paio di tiri dalla distanza di Allan e Hamsik: attento Handanovic. L'Inter invece manca il raddoppio con una scivolata di Perisic ma ad un minuto dall'intervallo lo trova con Brozovic che a sua volta scavalca Reina.

Nella ripresa Sarri si affida a Mertens per un evanescente Insigne ma la musica non cambia. Callejon ha una buona chance ma l'Inter gestisce bene la partita e sfiora anche il tris con Jovetic: bravissimo Koulibaly a sventare sulla linea. Il Napoli, sfiduciato e stanco, non crea i presupposti per riaprire la partita e al triplice fischio San Siro può festeggiare un risultato che forse  riapre la corsa alla Champions e avvicina la Juventus al quinto scudetto consecutivo.

NUMERI & CURIOSITÀ...INTER-Napoli


L’Inter per continuare a credere nel terzo posto, dopo il mezzo passo falso della Roma contro il Bologna, mentre il Napoli non vuole mollare e spera di accorciare le distanze dalla Juventus, attualmente a +6. L’anticipo del sabato della 33/a giornata ci indicherà per quale delle due squadre è tempo di abbandonare i rispettivi obiettivi.
I PRECEDENTI – Nei 68 precedenti disputati tra Inter e Napoli, i padroni di casa si sono aggiudicati l’intera posta in palio per ben 45 volte, lasciando solo le briciole ai partenopei; le vittorie azzurre, infatti, sono solamente 8 mentre le due compagini si sono equamente suddivise l’intera posta in palio per 16 volte. Come nell’ultimo precedente, quando Callejon portò avanti il Napoli per ben due volte, ma in entrambi i casi la formazione partenopea venne raggiunta prima da Guarin e poi da Hernanes. Nell’incontro della stagione 2012-2013 disputata allo Stadio Giuseppe Meazza, invece, le reti di Guarin e Milito nel primo tempo decisero l’incontro, nonostante il gol di Cavani in apertura di ripresa: fu l’ultimo grande ruggito della squadra di Stramaccioni, che poi iniziò il terribile declino che portò l’Inter sino al nono posto in classifica. Nell’anno precedente, invece, fu un assolo napoletano in terra lombarda: uno 0-3 micidiale firmato da Campagnaro, Maggio e Hamsik. E’ l’unico acuto dei campani nel nuovo millennio, però, dato che il Napoli ha sempre perso dal 2000 a oggi contro l’Inter, tranne in quell’occasione e nelle ultime due annate.

LE STATISTICHE – Inter-Napoli è sinonimo di spettacolo e tanti, tanti gol. Osservando i freddi numeri, infatti, le due squadre hanno realizzato un totale di 201 gol: 134 di questi hanno permesso alla squadra meneghina di esultare, i restanti 67 invece sono firmati da giocatori azzurri. L’Inter ha mostrato la tendenza a essere molto più prolifica nella ripresa (78 contro 56 reti nei primi 45 minuti) mentre i numeri riferiti al Napoli ci raccontano di come sia più o meno indifferente per la squadra partenopea andare in rete in un tempo o nell’altro (35 a 32 gol).

sabato 9 aprile 2016

32ª G. Frosinone-INTER 0-1


Mancini cambia formazione all’ultimo: non giocano né Eder né Ljajic né Medel, dentro incredibilmente Jovetic (in coppia con Icardi) con Biabiany largo a destra, Perisic a sinistra e Felipe Melo in mezzo con Brozovic. Il Frosinone, senza lo squalificato Dionisi, si affida a Daniel Ciofani fiancheggiato da Kragl e Paganini.
Il primo tempo stenta a decollare. L’Inter non fa nemmeno un tiro in porta, ma in qualche occasione si avvicina pericolosamente dalle parti di Leali, soprattutto con una spaccata di Icardi che per poco non devia in rete. Il Frosinone invece si fa vedere con un tiro dal limite di Frara, che sibila fuori dal palo difeso da Handanovic.

Nella ripresa si fa vedere Jovetic con una botta da fuori, ma poi sono i ciociari che crescono e sfiorano più volte il vantaggio. Blanchard in mischia manda a lato di pochissimo, con tanto di deviazione; poi Paganini centra il palo alla destra di Handanovic e poco dopo Pavlovic colpisce pure la traversa su punizione. Ma nel momento migliore degli uomini di Stellone, l’Inter passa in vantaggio: al 74’ Perisic crossa da sinistra, Icardi stacca di testa e insacca alle spalle di Leali. Nel finale Jovetic sfiora il raddoppio con un destro a giro che si spegna alto e pochi secondi più tardi Blanchard commette una grave ingenuità scalciando proprio il montenegrino, e si prende il secondo giallo. C’è tempo anche per il terzo clamoroso palo colpito da Daniel Ciofani, non è la giornata più fortunata per il Frosinone…

NUMERI & CURIOSITÀ...Frosinone-INTER


Inedito anticipo del sabato alle ore 15:00. Il Frosinone alla solita disperata ricerca di punti salvezza, l’Inter per provare a scuotersi dopo la brutta sconfitta interna contro il Torino che ne ha forse compromesso definitivamente la rincorsa Champions.
I PRECEDENTI – Vista la prima esperienza in Serie A per i ciociari l’unico precedente risale alla sfida di andata: terminò con un fragoroso 4-0 in favore dei nerazzurri, che si imposero con i gol di Biabiany, Icardi, Murillo e Brozović.

LE STATISTICHE – Frosinone che dall’inizio dell’anno naviga nei bassifondi della classifica; Carpi e Palermo sono però distanti un solo punto e la corsa a tre per una casella che vale la permanenza è decisamente iniziata. Gli uomini di Stellone non vincono da tre gare, ma il “Matusa” è inviolato da 3 partite, sintomo di una squadra che soffre dall’inizio dell’anno il mal di trasferta, ma che ha raccolto la gran parte del proprio bottino proprio tra le mura amiche. Inter che a 7 gare dal termine è distante 8 lunghezze dalla zona Champions, ormai quasi un’utopia; gli uomini di Mancini non riescono a dare continuità alle proprie prestazioni, ma se la vittoria manca solo da due gare, un altro consistente problema sembra essere il giocare lontano da Milano: la vittoria fuori casa manca da 6 gare.

mercoledì 6 aprile 2016

Non chiamatelo calcio....

Non chiamatelo calcio. Quantomeno, non chiamatelo sport. Perché di sportivo, qui, c'è davvero poco. E se invece ci sembra di sì, forse, è perché ci siamo abituati da troppo tempo a nuotare in questa melma. Sarò troppo netto, troppo estremo, ma è come vedo io il football italiano da anni. Al di là del tifo, al di là delle ragioni di classifica, al di là dell'altitudine geografica, al di là della categoria. Il calcio, in Italia, non è più uno sport da ormai non si sa più nemmeno quando. E non c'entra neppure la questione economica, più volte tirata in ballo. E' solo un mero fatto di cultura, prima generale e poi, di conseguenza, sportiva. L'ignoranza genera ignoranza, a ogni livello. Inevitabile cascata.
Che in Italia una partita di calcio sia diventata una corrida, non lo scopro di certo io nel 2016. "La Serie A è segnata dalle proteste dei calciatori nei confronti degli arbitri; quasi sempre immotivate e in ogni caso non accettabili per la veemenza e per la tendenza a circondare il direttore di gara. Un atto di forza o un tentativo chiaro di pretendere un risarcimento a breve". Lo ha scritto sul Corriere della Sera, appena ieri, l'ex arbitro Paolo Casarin. Come dargli torto? Come contraddirlo? Ormai si è arrivati al punto di chiedere perfino rimesse laterali a metà campo chiaramente di senso opposto. Siamo al ridicolo, diciamocelo chiaro e tondo.
In tutto questo squallore, entrano di prepotenza altri fattori che finiscono di imbrattare un dipinto già deforme e squagliato. Innanzitutto, la figura dell'arbitro. Il direttore di gara, nella maggior parte dei tornei europei così come nelle coppe, si erge a giudice: si stacca dalla contesa, demarca una linea, prende decisioni – anche sbagliate, fisiologicamente – sempre rispettando il ruolo, l'etica e l'estetica. Ragiona con i giocatori, li punisce e non accetta provocazioni o risse. In Italia, si fa fatica a capire chi sia l'arbitro e chi il calciatore, in quei capannelli imbarazzanti dai quali spuntano poi cartellini a casaccio. Tant'è vero che, alla fine del teatrino, non si capisce mai quali fossero i destinatari della sanzione disciplinare. In poche parole, l'arbitro si abbassa allo stesso livello di coloro che dovrebbe giudicare, finendo poi per accettare (da alcuni, non da tutti, sia chiaro) anche proteste veementi e fuori da ogni contegno.
L'altro fattore da prendere in considerazione è quello che riguarda chi è chiamato a commentare e analizzare da fuori, ovvero gli operatori dell'informazione. Partigiani, incompetenti, distratti, superficiali, banali, prezzolati: un mare indistinto di chiacchiere che poco hanno a che fare con la sostanza e la forma del contendere. In questo modo, si dà in pasto a chi legge e a chi ascolta una versione fittizia della realtà. Creando, quindi, un'opinione pubblica errata, fallace, che poi può determinare talvolta finanche il risultato del campo. Basti pensare al modo in cui si vive sugli spalti una partita, tra insulti, fischi e disappunto più che con cori positivi, canti, applausi e incitamenti. Il problema non è il tifo. Il problema è la faziosità, che esiste anche senza tifo. E' bene comprendere la differenza. Il tifo è sano, perché rintraccia i suoi limiti nello stato d'animo (felice in caso di risultato positivo; scontento in caso contrario), ma non inficia l'obiettività. Cosa che, invece, fa la faziosità. Non possiamo essere vegetali, ma possiamo essere corruttibili.
Tutti hanno negli occhi il "testa su testa" di Bonucci con Rizzoli (spiace per i pignoli: appoggiata o sfiorata cambia davvero poco), gli insulti a voce alta e reiterati di Zaza a Calvarese, la sfuriata di Higuain con Irrati (che presumibilmente sarà correttamente punita). Io ho negli occhi Miranda che atterra Belotti, incassa il secondo giallo senza fare un fiato e, prima di lasciare estamente il campo, va a chiedere scusa all'avversario sincerandosi delle sue condizioni. Lo stesso Belotti che poi, qualche minuto più tardi, si traveste da Tania Cagnotto, fa espellere Nagatomo e va a trasformare lui stesso il rigore del definitivo 2-1, ben consapevole di quale fosse stata realmente la dinamica dell'azione che aveva condotto al penalty.

Un evento di e per furbi. Un evento, appunto. Ma non chiamatelo calcio. Non chiamatelo sport.
Alessandro Cavasinni

domenica 3 aprile 2016

31ª G. INTER-Torino 1-2

Finisce con una sorpresissima la 31a giornata di Serie A: il Torino passa a San Siro salendo a 36 punti e chiudendo o quasi i conti con la salvezza, ma soprattutto inguaiando in maniera pressoché definitiva la squadra di Mancini nella rincorsa al terzo posto. Adesso sono 8 i punti di svantaggio dei nerazzurri dalla lanciatissima Roma.
 Inter padrona del campo per 50’, ma poi vittima di un inspiegabile black-out, solo in parte giustificato dalla reazione del Toro.
 La squadra di Ventura era stata anzi spettatrice per tutto il primo tempo, chiuso in svantaggio per il rigore trasformato al 18’ da Icardi, per un dubbio fallo di mano in area di Moretti. Granata incapaci di reagire, ma Inter che non ne approfitta, gestendo più che cercando il raddoppio.
I nerazzurri subiscono quasi senza accorgersene la risalita del Toro in avvio di ripresa: Handanovic salva su Belotti, ma il campanello d’allarme non basta a scuotere la squadra di Mancini, che incassa il pari al 10’ con Molinaro, bravo a chiedere triangolo a Lopez, incunearsi in area e battere Handanovic in uscita.

L’Inter è sotto shock e si fa male da sola: il doppio giallo di Miranda al 12’ trastorma la partita in una corsa ad handicap. La gara si apre, Padelli vola su Icardi, che poi lascia il campo a Biabiany. La mossa non porta frutti, perché il Toro passa di rigore al 28': contatto dubbio tra Nagatomo e Belotti, rosso per il giapponese e lo stesso Belotti condanna dal dischetto Handanovic e forse tutta la stagione dei nerazzurri.

NUMERI & CURIOSITÀ...INTER-Torino


L’Inter per trovare i tre punti dopo la buona prestazione di Roma, il Torino invece per dimenticare la sconfitta maturata nel derby contro la Juventus: ci sono tutti i presupposti per vedere una bella partita nel posticipo della 31/a giornata di Serie A.
I PRECEDENTI – Inter e Torino hanno disputato un totale di 71 partite al Giuseppe Meazza di San Siro, da sempre la casa del club nerazzurro. Per 37 volte sono stati i nerazzurri a esultare ottenendo i tre punti in palio, mentre in 24 occasioni le due compagini si sono suddivise equamente la posta in palio; infine per 10 volte è stata la squadra granata a portarsi a casa il bottino pieno. Il precedente della stagione 2012/2013 è un 2-2 ricco di emozioni: Chivu portò in vantaggio i nerazzurri su punizione, ma la bestia nerazzurra Meggiorini – con una doppietta – constrinse l’Inter a rincorrere, salvo poi salvarsi con un gol di Cambiasso a venti minuti dalla fine. Nella stagione 2011-2012 vi fu un pareggio (1-1), mentre nei tre anni antecedenti vi sono state soltanto vittorie nerazzurre (un 1-0, un 3-0, un 4-0). Per quanto riguarda il penultimo precedente, invece, la squadra allenata allora da Walter Mazzarri riuscì a sconfiggere i granata grazie a una rete di testa di Rodrigo Palacio, al 30esimo del primo tempo; l’anno scorso, invece, un gol di Moretti a tempo praticamente scaduto regalò al Torino la vittoria per 1-0.
LE STATISTICHE  – Numeri poco entusiasmanti per le due squadre, che hanno realizzato 2,2 gol a partita (un dato abbastanza basso per gli standard di Serie A). I nerazzurri hanno segnato 111 gol, mentre per 45 volte i tifosi granata hanno potuto esultare a San Siro: l’Inter è andata molto meglio nella ripresa (62 gol) che nei primi tempi (49), mentre per il Torino c’è un certo equilibrio (24 e 21 reti). All’inizio del secondo tempo, però, sembra che le due squadre si trasformino: i meneghini hanno infatti segnato 29 gol tra il 46° e il 60° minuto, e anche il Torino ha un exploit particolare (10 gol nello stesso arco temporale).

Il capocannoniere dell’Inter sino a questo momento della stagione è Mauro Icardi, autore di 12 reti in campionato, mentre l’attaccante più prolifico del Torino è Andrea Belotti, fermo a quota 8 gol.

giovedì 31 marzo 2016

Il “Chino” Recoba dice basta: storia di un talento svogliato con il sinistro magico


Sta calando il sipario sulla carriera di Alvaro Recoba. Uno che, dicono in tanti, se avesse avuto voglia di allenarsi (e non solo di giocare) avrebbe potuto vincere un Pallone d’Oro. La parola fine sarà messa giovedì nero su bianco. Due giorni ancora e poi via ai ricordi. Come la prima volta. San Siro accoglieva Ronaldo e aspettava i primi passi con l’Inter del Fenomeno. A Milano, grazie alla spesa di Massimo Moratti (51 miliardi di lire, cifra impensabile nella seconda metà degli anni ’90), si respirava aria di sogni inattesi e speranzosi. E invece, in quel pomeriggio contro il Brescia neopromosso (il 31 agosto 1997), l’Italia e l’Europa scoprivano Alvaro Recoba, stessa età del più famoso collega brasiliano.

Arrivato alla Pinetina perché qualche mese prima, a casa Moratti, era stata recapitata una videocassetta che mostrava le doti tecniche di un ragazzino del Nacional Montevideo: ancora cicciottello che scartava mezza squadra avversaria. E allora fu amore a prima vista. Un lampo. Così col Brescia, sotto di un gol, Recoba ribaltò il match con una doppietta formidabile: un tiro di sinistro dalla distanza e una punizione pazzesca. Ma già nel precampionato c’era chi aveva potuto conoscere le sue qualità: in amichevole contro il Bologna, Ronaldo uscì al minuto 70 ed entrò Recoba: tiro di 40 metri, traversa. 
Massimo Moratti lo ha trattato come un figlio ed è stato, fin da subito, il suo tifoso numero uno. Lo ha supportato, sopportato e perdonato per ogni tipo di marachella. 
E lo ha amato. 
All’infinito.

sabato 19 marzo 2016

30ª G. Roma-INTER 1-1


Termina in parità la sfida dell'Olimpico tra Roma e Inter. Perisic illude gli ospiti, raggiunti nel finale da Nainggolan che conserva il +5 dei giallorossi nella corsa al terzo posto che vale la Champions League.
Mancini, privo di Icardi e Palacio, si affida all'ex Ljajic che impegna anche Szczesny nelle prime fasi di un primo tempo molto bloccato. Col passare dei minuti l'Inter cresce ma Perisic e Brozovic sprecano anche due buone occasioni. La Roma con Perotti da falso nove non punge e prima dell'intervallo solo El Shaarawy si rende pericoloso dalle parti di Handanovic.

In apertura di ripresa si sblocca il risultato: Perisic in contropiede la mette sul secondo palo per l'1-0 dell'Inter. Spalletti si convince a gettare nella mischia Dzeko ma il bosniaco, fischiatissimo, delude ancora calciando alto davanti ad Handanovic. Dal suo piede però nel finale in qualche modo nasce il gol del pareggio, con Nainggolan che da dentro l'area fa esplodere di gioia l'Olimpico e permette alla Roma di conservare il prezioso +5 in classifica sugli avversari di giornata.

NUMERI & CURIOSITÁ...Roma-INTER


Ultima chiamata per il treno Champions League per l’Inter di Mancini, obbligata a fare risultato in quel di Roma per accorciare le distanze dal terzo posto; di fronte si troverà però l’armata di Spalletti, reduce da otto vittorie consecutive.
I PRECEDENTI – Roma e Inter si sono affrontate 82 volte allo Stadio Olimpico, con i capitolini che si sono imposti per 33 volte di fronte ai propri tifosi; in 22 occasioni le due squadre si sono divise la posta in palio, mentre i nerazzurri hanno espugnato l’ostico campo per 27 volte, un dato che poche squadre italiane possono vantare di avere. Nella stagione 2012/2013 il risultato è stato un pareggio: Rodrigo Palacio allo scadere del primo tempo rispose alla rete iniziale di Francesco Totti, realizzata dagli undici metri. L’Inter non vince a Roma dalla stagione 2008/09, quando una doppietta di Ibrahimovic e le reti di Stankovic e Obinna fissarono il punteggio sul definitivo 0-4; i tifosi giallorossi, invece, ricorderanno sicuramente con più piacere l’incontro della stagione 2009/10, quello vinto per 2-1 e che permise alla Roma di tenere botta per lo scudetto sino all’ultima giornata di campionato. De Rossi aprì le danze nel primo tempo, Milito pareggiò nella ripresa ma il gol decisivo lo realizzò Toni: una partita incredibile che si concluse con un palo colpito da un giocatore nerazzurro al 94′. Per quanto riguarda l’ultimo precedente, infine, i giallorossi trionfarono per 4-2 grazie alle reti di Gervinho, Holebas e Pjanic.
LE STATISTICHE – Parziale equilibrio anche per quanto riguarda i gol realizzati dalle due formazioni, con la Roma che ha fatto gioire i propri tifosi per 126 volte, a fronte di 111 dispiaceri inflitti dai calciatori della squadra nerazzurra. Nettamente più alto il dato delle segnature marcate nella ripresa (rispettivamente 70 e 67 per Roma e Inter) rispetto ai gol segnati nei primi tempi (56 e 44); resta comunque una sfida da sempre spettacolare, visto l’alto numero di occasioni che entrambe le squadre sono in grado di creare.

Il capocannoniere della Roma sino a questo momento della stagione è Mohamed Salah, autore di 11 gol in campionato, mentre l’attaccante più prolifico dell’Inter è Mauro Icardi, a segno per 12 volte, il quale però non sarà della partita perché infortunatosi nell’ultima sfida casalinga contro il Bologna.

sabato 12 marzo 2016

29ª G. INTER-Bologna 2-1


Una buona e una cattiva notizia per i tifosi dell'Inter: la squadra di Mancini batte il Bologna 2-1 grazie ai gol di Perisic e D'Ambrosio ma perde Icardi per infortunio.
Il secondo anticipo del sabato si apre proprio con l'infortunio del capitano nerazzurro che nel tentativo di intervenire in scivolata su un passaggio invitante rimedia una distorsione al ginocchio destro che lo costringe ad uscire dal campo. Il Bologna non è comunque più fortunato visto che anche Destro è costretto a chiedere il cambio dopo un contrasto con Miranda. Le squadre ci mettono un po' a riorganizzarsi ma prima dell'intervallo Eder si vede parare un colpo di testa quasi sulla linea mentre Ljajic scheggia un palo esterno.

Nella ripresa il Bologna si fa più pericoloso, specie con Giaccherini che costringe Nagatomo ad un recupero in velocità ma ad un quarto d'ora dal termine Perisic sblocca il risultato sugli sviluppi di un corner. Dopo altri quattro minuti, sembra da calcio d'angolo, D'Ambrosio firma il raddoppio che affonda gli ospiti. Inutile nel finale la rete della bandiera in contropiede di Brienza.

venerdì 11 marzo 2016

NUMERI & CURIOSITÁ...INTER-Bologna


L’anticipo serale della 29/a giornata mette di fronte Inter e Bologna: i nerazzurri sono reduci da una bella vittoria contro il Palermo e dall’ottima prestazione in Coppa Italia contro la Juventus, mentre gli ospiti devono dimenticare il pareggio interno contro il Carpi.
I PRECEDENTI – Nelle 68 partite disputate al Giuseppe Meazza tra Inter e Bologna, i meneghini si sono assicurati l’intera posta in palio in ben 38 occasioni, lasciando un punto agli emiliani soltanto per 20 volte. Infine gli ospiti hanno ottenuto tre punti in 10 occasioni, un numero decisamente basso considerando l’elevato numero di incontri disputati. Nel penultimo precedente fu Gilardino a far soccombere l’Inter di Andrea Stramaccioni, nel periodo di crisi più evidente dell’era post-triplete nerazzurra: ma non solo, perché anche nella stagione 2011/2012 gli emiliani hanno sbancato San Siro, complice la doppietta di Di Vaio e la rete, nel finale, di Acquafresca. L’ultima vittoria nerazzurra, infine, è datata stagione 2010/11, quando la squadra di Leonardo s’impose col punteggio di 4-1; per quanto riguarda l’ultimo scontro diretto, risalente all’annata 2013/2014, le due squadre hanno fissato il punteggio sul 2-2 complici le reti di Icardi (doppietta), Cristaldo e Kone.
LE STATISTICHE – Nei 68 precedenti sono stati realizzati la bellezza di 170 gol, un numero leggermente sopra la media considerando il rapporto partite/gol; 108 di questi hanno permesso ai nerazzurri di far esplodere di gioia il proprio pubblico, mentre i restanti 62 hanno fruttato qualche punto utile alla causa emiliana. Entrambe le squadre hanno mostrato la propensione a essere più prolifiche nella ripresa (60 e 32 reti) rispetto ai primi 45 minuti di gioco (48 e 30 gol).

Il capocannoniere dell’Inter sino a questo momento della stagione è Mauro Icardi, autore di 12 reti in campionato, mentre l’attaccante più prolifico del Bologna è Mattia Destro, fermo a quota 8 gol.

Ausilio dice tutto...

Lunga intervista di Piero Ausilio a Libero. Il direttore sportivo nerazzurro ha parlato di Inter a 360 gradi, con la consueta franchezza.
MERCATO - "Soriano? Lo stiamo seguendo e a Ferrero sto simpatico. Su Banega non posso dire nulla, è tesserato con un altro club. Erkin fa parte dei parametri zero che ci piacciono. Per i riscatti ci siamo già confrontati con il tecnico: nessuna decisione verrà presa prima del 15 maggio, giorno dell’ultima giornata, poi avremo tempo fino al 30 giugno per esercitare i nostri 'diritti'. Stesso discorso per Jovetic, è un professionista serio e si allena con impegno. Non gioca mai perché ora è infortunato. Se abbiamo già puntato qualcuno per l’anno prossimo? Sì, un giocatore dell’attuale serie A, offensivo e duttile…".
FALLIMENTO ECONOMICO - "Voci già smentite dal presidente Thohir. L’Inter, come tutte le società, utilizza linee di credito. Thohir ha un piano chiaro che va oltre la classifica. Con l’UEFA abbiamo sottoscritto un contratto e lo stiamo rispettando. I 30 milioni di rosso? Non c’entrano col debito. Il fairplay finanziario ci obbliga a tenere il bilancio in pari tra acquisti e cessioni, cosa che stiamo facendo. Per intenderci: non c’è alcun rischio che si faccia la fine del Galatasaray".
THOHIR RESTA - "Lui è lontano fisicamente, ma ci sentiamo tutti i giorni. Ci chiede dei giocatori, si informa, sa di calcio più di quanto si voglia far apparire. Arrabbiato per quanto si legge sui giornali? Più che altro è rimasto deluso, lo si è fatto passare per quello che non è. Ha un tale rispetto che per sua scelta si è adattato al nostro fuso orario: ci scrive quando da lui sono le 2 del mattino per non disturbarci".
MORATTI - "Devo tanto a Moratti, veramente un grande uomo. Allo stesso tempo è anche vero che è Thohir ad avermi scelto come direttore dell’area sportiva nel post-Branca. Di Marco molti hanno un’idea sbagliata, con lui ho sempre lavorato bene”
FUTURO PERSONALE - "Il mio contratto scade nel 2017, anche se non abbiamo ancora parlato di rinnovo. La storia di quando sono andato a Londra è meravigliosa: è uscita la notizia, ma la verità è che in Inghilterra non ci sono andato affatto! Invece c'era Thohir a vedere Arsenal-­Barcellona. Se accetterei il Milan? Dopo tanti anni in nerazzurro farei fatica a vedermi in rossonero".
SULLA SFURIATA DI TORINO - "Dopo Juventus-Inter ero furibondo. Voglio bene ai calciatori come figli: se tornano a casa con un 5 in pagella, la prima volta li avvisi, la seconda li redarguisci, la terza ti incazzi".
BUGIE SU KONDOGBIA - "Geoffrey è costato 31 milioni più 6 di bonus, la stessa cifra che abbiamo incassato da Kovacic, e noi siamo felici del nostro investimento. Il fatto che i media non concordino, beh, questa cosa è grottesca. A volte con Mancini ci confrontiamo subito dopo le partite: “A me è piaciuto molto Kondo”. E io: “Anche a me”. Poi andiamo in conferenza e i giornalisti attaccano: “Altra brutta prestazione di Kondo…”. Nella valutazione delle sue partite pesa in maniera eccessiva il prezzo del cartellino, che tra l’altro poteva costarci di meno. Con il Monaco avevamo raggiunto un’intesa per 27 milioni più bonus, poi si è fatto avanti il Milan e il prezzo è aumentato. Il ragazzo ha vacillato, in rossonero avrebbe guadagnato molto di più, ma poi lui e la società hanno mantenuto la parola, in fondo lo seguivamo dai tempi del Siviglia".
L'AUTOFINANZIAMENTO - "Molti non ci credono, ma il nostro mercato è totalmente autofinanziato. Nelle ultime due sessioni abbiamo mosso 28 giocatori: 13 in entrata e 15 in uscita per un bilancio vicinissimo allo zero. Le rate? Sappiamo quello che facciamo. Nel mondo dei media c’è troppa superficialità. Shaqiri, per dire: al Bayern dobbiamo 15 milioni in 3 rate, lo Stoke ce l’ha pagato la stessa cifra ma in un’unica soluzione. Questo genere di operazioni ci permettono di andare a caccia di altri giocatori, eppure in giro si dice “l’Inter ha buttato 15 milioni”".
OTTIMO SCOUTING - "Da noi fa capo a Massimiliano Mirabelli che gestisce dieci osservatori: sono bravissimi. Per Murillo sono stati fondamentali: era un difensore semi-sconosciuto che stava lottando per non retrocedere con il Granada. Mirabelli insisteva e aveva ragione. Un altro prodotto dello scouting è Brozovic. Su indicazione di Mirabelli io e Mancini andiamo a vedere Italia­-Croazia a San Siro. Osserviamo Marcelo e in contemporanea ci innamoriamo anche di Perisic".

SU ICARDI - "E' un professionista esemplare, tra i primi ad arrivare al campo e uno degli ultimi ad andare via, pensa a lavorare e a stare con la moglie e i quattro bambini, non ha grilli per la testa, dice da mesi che all’Inter vuole restare a lungo, la società su di lui vuole costruire i prossimi 10 anni e non a caso è il capitano, eppure quando si parla di lui si dicono solo due cose: “Icardi è poco serio” e “l’Inter lo venderà di sicuro”"

mercoledì 9 marzo 2016

108 anni....INTER


"Si chiamerà Internazionale, perché noi siamo fratelli del mondo".
Accompagnata da queste parole, il 9 marzo 1908, presso il ristorante milanese "L'orologio", nasceva l' F.C. Internazionale Milano, unica squadra italiana ad aver partecipato a tutti i campionati di Serie A a girone unico.

Nella bacheca nerazzurra, 18 Scudetti, 7 Coppe Italia, 5 Supercoppe Italiane, 3 Coppe dei Campioni, 3 Coppe UEFA, 2 Coppa Intercontinentali e una Coppa del Mondo per Club.

domenica 6 marzo 2016

28ª G. INTER-Palermo 3-1


Inter-Palermo 3-1. I nerazzurri non perdono il treno per la Champions e si riportano a -5 punti dalla Roma terza in classifica. A San Siro la squadra di Mancini, rivitalizzata dalla bella prestazione contro la Juventus in settimana, piega i rosanero con le reti di Ljajic, Icardi e Perisic. Siciliani fermi a 27 punti, ad una sola lunghezza dal Frosinone terzultimo, e ora più che mai a rischio.
 L'Inter sblocca il risultato all'11' con una precisa conclusione in diagonale di Ljajic da fuori area, su cui Sorrentino non può nulla. Gli ospiti non reagiscono e al 23' Icardi raddoppia battendo in spaccata il portiere del Palermo su cross di Palacio. Solo nell'ultima mezz'ora la squadra di Iachini dà segni di vita, e allo scoccare del 45' Vazquez, servito da Rispoli, si inserisce tra Miranda e Murillo e di piatto trafigge Carrizo.
Ripresa, le buone intenzioni dei rosanero vengono stroncate dal tris nerazzurro: al 54' Icardi dalla destra fa partire un preciso traversone per Perisic, che in tuffo di testa non dà scampo a Sorrentino.

Dopo il 3-1 il Palermo è sfiduciato e l'Inter rallenta il ritmo, sfiorando la quarta marcatura con Palacio. Nel finale spazio anche per Brozovic, Biabiany e Melo tra i nerazzurri, il risultato non cambia più nonostante i tentativi finali di Brozovic e Perisic.

mercoledì 2 marzo 2016

TIM CUP SEMIFINALE RITORNO INTER-RuBentus 3-0 (3-5 GP)

La Juventus va in finale di Coppa Italia dopo una partita incredibile a San Siro. I bianconeri domano solo ai rigori (5-4) un'Inter orgogliosa, capace di rimontare le tre reti subite a Torino grazie alla doppietta di Brozovic e il gol di Perisic.
 Inter all'attacco rabbiosamente fin dai primissimi minuti. Mancini lascia fuori Icardi e si affida al tridente Perisic-Eder-Ljajic, a centrocampo Brozovic, Medel e Kondogbia a spezzare il gioco. Complice una Juventus troppo rinunciataria e supponente, i nerazzurri fanno la partita e sfiorano il gol già al 10' con Perisic. Hernanes, decisivo domenica sera, è invece il tallone d'Achille della Vecchia Signora: al 16' il brasiliano si fa soffiare palla da Medel, il cileno serve Brozovic che con un preciso destro trafigge Neto.
 La Juve non solo non riesce a reagire, ma va in tilt in fase difensiva, pressata su tutti i fronti dai nerazzurri, molto aggressivi. Al 24' Ljajic colpisce la traversa su assist di Eder, al 43' ancora il serbo si avvicina al raddoppio con un destro rasoterra di un soffio a lato.
 Ripresa, Mancini perde Kondogbia per infortunio (trauma cranico) e preferisce aumentare il numero degli attaccanti, inserendo Biabiany. Al 49' arriva il raddoppio: Eder si invola sulla destra e serve Perisic, che insacca da due passi sul secondo palo.
 San Siro si trasforma in una bolgia, i campioni d'Italia, allo sbaraglio, provano a reagire e confezionano la prima occasione gol della partita con Zaza, che al 54' colpisce il palo sull'uscita di Carrizo. Allegri decide di cambiare la sua Juve in affanno inserendo Barzagli per Lichtsteiner e tornando alla difesa a tre.
 Ma l'offensiva della squadra di Mancini non conosce pause: al 69' Nagatomo spaventa Neto con un diagonale, al 73' D'Ambrosio di testa manda alto di un soffio, Biabiany all'80' spedisce da posizione defilata nelle braccia di Neto.
 All'81' il Meazza esplode: Rugani atterra Perisic in area, dal dischetto Brozovic fredda Neto, 3-0, parità ristabilita e il pubblico nerazzurro festeggia l'impresa. Brividi prima del 90': Zaza all'87' di controbalzo manca il gol qualificazione, all'89' è decisivo Neto su Ljajic.
 Nervosismo allo scadere, con un accenno di rissa: Bonucci ammonito salterà la possibile finale. Si va ai supplementari.
 Extra time da cardiopalma: l'Inter,stremata, soffre il ritorno della Juventus, potenziata da Pogba, entrato alla fine dei tempi regolamentari. Neto è decisivo su Perisic, poi è Zaza a sfiorare due volte il gol della qualificazione. Mancini a sorpresa inserisce Manaj e non Icardi per Eder, stravolto. Dopo una grande parata di Carrizo su Morata, si va ai rigori.

 Dal dischetto è decisivo l'errore di Palacio (traversa), Juve in finale.

martedì 1 marzo 2016

lunedì 29 febbraio 2016

L'Inter si batte sempre da sola


Non so se sia stato più offensivo da parte dei giocatori regalare azioni e gol agli avversari o correre in modo indisponente, quasi balotelliano, dopo il vantaggio dei padroni di casa.
Il senso dell’ultimo capolavoro di masochismo nerazzurro risiede in un numero di distrazioni folli che hanno di fatto causato un’altra sconfitta. L’Inter ha buttato al vento la stagione con un rendimento sconsolante e, soprattutto, per il numero sospetto di negligenze, di anomale sciocchezze che hanno sprofondato la squadra negli abissi. Esempi:
Al minuto 7 Murillo, tentando un recupero, serviva una comoda palla per Mandzukic.
Per tutto il primo tempo Felipe Melo sbagliava qualunque appoggio, scegliendo scientificamente il compagno più marcato e dandogliela nel modo peggiore.
Icardi, servito magnificamente da Palacio, ciccava il pallone inspiegabilmente davanti alla porta. A inizio ripresa D’Ambrosio omaggiava Bonucci con un assist di testa accolto con incredula realizzazione.
Sono solo alcune delle numerosissime distrazioni di giocatori, tecnicamente non all’altezza, che ad ogni partita mettono su uno spettacolino sul tipo di errore da commettere. Col Verona si permette all’ultima in classifica di fare tre gol su calcio da fermo, dopo che per l’intera stagione hai preso un solo gol sulla stessa situazione. Con Lazio, Sassuolo e Carpi si regalano espulsioni, rigori all’ultimo minuto e contropiede, pur essendo in vantaggio, ad avversari increduli. La lista delle ambigue distrazioni è lunga e, senza alcun dubbio, proseguirà fino al termine della stagione. Perché piccoli Ranocchia crescono.
Mancini ha scelto la linea della fisicità. Ha messo in campo una squadra rugbistica, priva di talento in cui sono emersi solo Palacio e Kondogbia.
Di fatto l’Inter, come emerso in precedenza, non è in grado di battere più nessuno sulla carta. Ha completamente smarrito un'ipotesi di progetto tecnico e non si comporta da squadra. Oggi si offre a qualunque avversario, apparecchiandole la partita ed evitando l’unica arma che l’Inter si rifiuta di mettere in pratica: il pressing.
Un'altra anonima partita contro una squadra che ha giocato sotto ritmo e con giocatori privi di motivazioni e orgoglio.
Oggi più che mai è Mancini il colpevole. Ebbene io mi sono stancato di questo motivetto che viene cantato da tutti. E’ colpa dell’allenatore? Sì è sempre colpa sua. Si cambia l’allenatore e poi? Cambia qualcosa? No. Allora si cambia di nuovo e poi ancora e ancora…Oggi se si accomodasse un altro tecnico in panchina farebbe meglio di Mancini ma l’anno seguente avrebbe le stesse difficoltà.
Il motivo è che la vera assente è la presenza societaria che solidificherebbe la mentalità.
Per due anni ho sentito ripetere che Allegri era scarso, poi alla Juventus è diventato bravo.
Ho sentito dire da tutti che Chiellini era imbarazzante, Bonucci inadeguato, poi improvvisamente sono diventati due fenomeni.
A nessuno viene in mente che non è solo il Conte di turno, l’Allegri di turno e il prossimo che diventerà un idolo? A nessuno viene in mente che Luis Enrique nella Roma era un tipo di allenatore e nel Barcellona un altro? Queste differenze non vengono solo dall’allenatore ma dall’identità societaria che innesta una mentalità vincente in tutto l’ambiente.
L’Inter non ha ancora questo. La società è in confusione, troppi cambi dirigenziali e tanta distanza dalla realtà del campo. Senza contare i fatti di questi giorni.
Metto insieme un notevole numero di indizi che, tutti insieme, formano un quadro poco rassicurante. A metà febbraio, poco prima che Thohir fosse in procinto di tornare in Italia, emergeva la notizia della ricerca di un partner attraverso Goldman Sachs, Moratti nello stesso periodo veniva disinvoltamente annunciato come uscente. L’ex patron smentiva suggerendo, al contrario, una convinta e duratura permanenza come socio minoritario. Negli stessi giorni i giornali rilanciavano la crisi nerazzurra analizzando impietosamente i conti, mostrandoli senza speranza e con uno scenario apocalittico.
Passano i giorni, Thohir fa il pompiere smentendo qualsivoglia illazione sulla presunta volontà di lasciare prematuramente la presidenza ma non entrando mai nel dettaglio delle questioni. A distanza di dieci giorni accade il fatto più anomalo: un plotone di quotidiani annuncia clamorose rivelazioni sul futuro dell’Inter e la dismissione di Thohir. L’annuncio parte dalla sera prima e sembra essere davvero clamoroso. Il giorno dopo i titoli sono tutti per Thohir ma rilanciano la notizia della ricerca del partner, il debito esponenziale e tutto quello che era già stato scritto. Nessuna novità, solo una sottolineatura di quanto era già stato scritto. Evidentemente qualcuno ha orchestrato questa mobilitazione che fa rima con pressione ma con intento poco chiaro.

Il tormentone di oggi perciò diventerà Mancini e l’eventuale prossimo allenatore ma i veri cambiamenti dell’Inter dovrebbero avvenire altrove.
Lapo

domenica 28 febbraio 2016

27ª G. ruBentus-INTER 2-0

La domenica di serie A si chiude con la vittoria 2-0 sull'Inter della Juventus, che in attesa dei posticipi di lunedì si porta a +4 sul Napoli. Di Bonucci e Morata (su rigore) i gol che affondano l'Inter, sempre più lontana dal terzo posto.
Mancini opta per un 3-5-2 speculare a quello di Allegri ma la qualità in mezzo al campo è decisamente inferiore e i padroni di casa ne approfittano per fare la partita: l'ex Hernanes colpisce subito una traversa, Dybala non sfrutta un assist di Mandzukic che poi spreca un'altra buona occasione. Superato il primo difficile quarto d'ora, gli ospiti si organizzano, prendono le misure agli avversari e riescono anche a rendersi pericolosi con un paio di schemi da palla inattiva (decisiva una chiusura di Alex Sandro).

La ripresa si apre col gol che mette in discesa la partita per la Juventus: D'Ambrosio di testa serve un involontario assist a Bonucci che al volo di destro insacca l'1-0. Dybala va subito vicino al raddoppio mentre Mancini deve sbilanciarsi inserendo prima Ljajic e poi Perisic. La Juve però gestisce facilmente il risultato e nel finale raddoppia grazie a Morata che si guadagna e trasforma il rigore che chiude i conti. Inutili nel finale le occasioni per Miranda e Eder, con Buffon che nega il gol della bandiera allungando il suo record di imbattibilità (746').

sabato 20 febbraio 2016

26ª G. INTER-Sampdoria 3-1


Inter-Sampdoria 3-1. Sotto gli occhi di Jose Mourinho (acclamato) e Ronaldo (tanti insulti) i nerazzurri si scuotono e liquidano i blucerchiati con un perentorio tris. A segno D'Ambrosio, Miranda e Icardi, la squadra di Mancini con il 4-4-2 rialza la testa dopo due battute a vuoto e si riporta momentaneamente in quarta posizione, a -1 dal terzo posto occupato dalla Fiorentina. Panico per i blucerchiati, che restano quartultimi a +3 dal Frosinone: panchina bollente per Montella, inutile il gol di Quagliarella.
I primi lampi della partita sono di marca ligure, Ranocchia sfiora il gol dell'ex di testa e Quagliarella impegna Handanovic, che se la cava con un piede. Gli ospiti sembrano avere il controllo della situazione ma al primo vero affondo al 23' l'Inter passa: sugli sviluppi di un corner Murillo prolunga per D'Ambrosio che insacca da pochi passi in posizione regolare.
Ad inizio ripresa ancora Samp poco concreta sotto porta, Dodò e poi Ranocchia mancano la deviazione decisiva, e al 57' arriva il raddoppio nerazzurro, firmato di testa da Miranda su spizzata di Felipe Melo. E' il colpo di grazia per la squadra di Montella, che prova la carta della disperazione inserendo Muriel per Ivan.
Al 68' è tris nerazzurro: Ranocchia buca un facile recupero e dà il via libera a Icardi, che dopo una galoppata di 30 metri batte Viviano con un sinistro a incrociare.

Nel finale apotesi nerazzurra e cori a tutto spiano per José Mourinho. Inutile rete della bandiera per Quagliarella a pochi secondi dal triplice fischio.