INTERNELCUORE TV

Inter, primo colpo ufficiale:Caner Erkin

venerdì 3 giugno 2016

Nazionali : I comvocati


Sono 7 i giocatori dell'Inter impegnati nelle prossime settimane tra Copa America, Euro 2016 e amichevoli
Gary Medel, João Miranda e Jeison Murillo, impegnati dal 3 giugno nella Copa America rispettivamente con Cile, Brasile e Colombia negli Stati Uniti. Una settimana dopo, il 10, comincerà Euro 2016 in Francia, con Marcelo Brozovic e Ivan Perisic impegnati con la Croazia, ed Eder Citadin Martins con l'Italia.

Infine, spazio anche alle amichevoli: nel fine settimana infatti sarà in campo anche Yuto Nagatomo con il suo Giappone per la Kirin Cup.

Jiangsu Suning saluta così: "Benvenuti e forza Inter"


L'arrivo di Suning Commerce Group nella proprietà dell'Inter col pacchetto di maggioranza ha scatenato i tifosi interisti sui social network. In modo particolare, si è registrato un autentico boom di likes provenienti da tifosi nerazzurri alla pagina ufficiale del Jiangsu, la formazione cinese che fa parte della holding di Suning. E i social media manager del club hanno dimostrato di apprezzare questo aumento di fan dedicando loro un messaggio di benvenuto in cinese e in italiano. Un messaggio che suona quasi come un'anticipazione del matrimonio che sta per consumarsi tra la Cina e la Milano nerazzurra.

mercoledì 1 giugno 2016

Inter, primo colpo ufficiale


Caner Erkin è ufficialmente un difensore dell'Inter. Il difensore turco, che arriva dal Fenerbahce, ha firmato un contratto triennale a partire dal primo luglio 2016. Ad annunciarlo lo stesso club nerazzurro sul profilo Facebook ufficiale.
 "ll difensore turco è un nuovo giocatore dell'Inter. Per lui contratto triennale a partire dal 1 luglio 2016. Caner Erkin è un nuovo giocatore dell'Inter. Il difensore turco, in scadenza con la società Fenerbahce, arriva in nerazzurro con contratto triennale a partire dal 1 luglio 2016", la nota del club meneghino, che da mesi aveva bloccato il giocatore.

 Erkin, cresciuto nel Manisaspor, ha militato anche nel Cska Mosca e nel Galatasaray. Conta 46 presenze nella Nazionale turca.

domenica 29 maggio 2016

Inter, ricomincio da tre....cessioni !


Riscoperto il piacere della vittoria, pur molto indiretto, in virtù del bonus intascato grazie alla vittoria in Champions del Real Madrid di Kovacic, l’Inter deve tornare alla dura realtà quotidiana, fatta di un mercato che stenta a decollare per i noti vincoli legati al Fair Play Uefa.
 I milioni portati in dote dal trionfo dei blancos ovviamente non bastano per scongiurare le cessioni illustri, che saranno almeno due, necessarie per dare respiro al bilancio, rispettare i paletti imposti da Nyon e ottenere quel minimo di liquidità necessaria per fare operazioni in entrata.
 Roberto Mancini osserva preoccupato, anche se non ancora rassegnato. Prima di partire per le vacanze il tecnico nerazzurro aveva indicato una lista di incedibili, o meglio di elementi da provare a tenere a tutti i costi, fermo restando che per offerte irrinunciabili nessuno è intoccabile.
 Tra i prescelti figura(va)no anche Brozovic e Icardi, ma ad oggi nessuno dei due è certo di restare: anzi, se per l’argentino le vere offerte potrebbero arrivare prossimamente, il croato è nel mirino dell’Atletico Madrid e di club inglesi e oggi sembra il più vicino alla cessione tra i big, insieme a Jeison Murillo, che ha mercato in Premier e piace al Chelsea di Conte, che però punta anche altri difensori della Serie A come Rudiger e Koulibaly.

 Sullo sfondo la situazione di Handanovic, che potrebbe però essere costretto a restare per mancanza di offerte all’altezza. Il Mancio aspetta e spera di non dover ricominciare da (meno) tre.

mercoledì 25 maggio 2016

Anche Samuel.....si ritira !



Questa sera Walter Samuel giocherà la sua ultima partita prima di dire addio al calcio giocato, oltre a festeggiare il titolo con il suo Basilea.

sabato 21 maggio 2016

22 Maggio : Milito dice basta !


Il 22 maggio, giorno non casuale per Milito. Sei anni fa, infatti, sollevava la Champions con l’Inter a Madrid dopo aver battuto il Bayern Monaco in finale. L’apogeo di un eroe moderno con l’animo lindo del cavaliere. In quel mese di maggio del 2010 realizzò tutti i sogni che un bambino può chiedere quando si addormenta abbracciando il pallone. Segnò i gol decisivi in campionato, in Coppa Italia e in Champions. Era il tutto nel tutto. Questa sera, l’Avellaneda tinta di biancazzurra del Racing (non i rivali biancorossi dell’Independiente, il cui prossimo allenatore sarà il fratello Gabi), sarà al "Cilindro". Lo stadio intitolato al «Presidente Peron» sarà il cerchio del ringraziamento eterno a Milito. Il club ha preparato una «camiseta» speciale con il numero 22 e la scritta "Gracias Milito" sulla schiena. Una serata particolare, con i bimbi fino agli 11 anni che potranno entrare gratis (ogni adulto può accompagnarne un paio). "Sarà difficile non emozionarsi" - ha dichiarato alla vigilia.
L’Inter, per Milito, rimarrà uno dei grandi amori. E la prima cosa che gli viene in mente è la semifinale di ritorno di Champions del 2010 contro il Barcellona: "La partita più lunga della mia vita". E poi: "Vestire la maglia nerazzurra a 30 anni era per me la grande occasione della vita - aggiunge -. La vittoria del Triplete fu la vittoria dell’intelligenza e della forza di un gruppo straordinario. Sapevamo esattamente quello che stavamo facendo e l’obiettivo era magnifico". A Madrid il momento più alto, seguito in pochi secondi da una parentesi con dichiarazioni di un possibile addio ("Ho un’offerta importante, non so se resto"): "Ho sbagliato, fu un errore parlarne. C’erano contatti con diverse squadre, ma sbagliai il tempo". L’Inter entra in una fase tribolata della sua vita e anche Diego finisce per esserne risucchiato, complice il tremendo infortunio del 2013 ai legamenti del ginocchio sinistro. Ne segue un problema muscolare che lo porta a rendere concreto un desiderio profondo: "Dovevo tornare a casa al Racing. Il mio sogno, dal principio, era finire con questi colori. E di finire bene". Ha vinto un campionato argentino con il suo club e ne è diventato capitano.


Una frase di Moratti racchiude bene quel che è stato Milito per il mondo nerazzurro. "Fummo accusati di non aver venduto Milito dopo la finale del 2010. Ma come si fa a vendere colui che ti fa vincere scudetto e Champions? Non puoi venderlo se pensi che la gente abbia tifato con te". Il Principe con l’Inter ha vinto tutto nel giro di un anno solare, tra la fine della stagione 2009-2010 e la successiva, pur rimanendo a Milano un quinquennio. La bacheca dice uno scudetto, due coppe Italia, una Supercoppa italiana, una Champions e un Mondiale per Club. Tutto. Stasera saluterà il suo pubblico (tra cui Josè Mourinho) prima di vedersi intitolata una strada di Avellaneda.

domenica 15 maggio 2016

ADDIO GERVASONI, NON CI MANCHERAI ...


Ultima chiamata, ieri sera per Paolo Gervasoni, che per raggiunti limiti d'età deve chiudere la propria carriera arbitrale. E lo fa con una prestazione che di certo non gli rende merito, anzi. Di per sé non certo un fenomeno col fischietto in mano, al 'Mapei' alle solite e fastidiose sbavature ha aggiunto, a quanto pare, una chicca: annullare per fuorigioco il gol di D'Ambrosio in perfetta collaborazione con l'assistente Fiorito, a dimostrazione che in due non hanno capito nulla. Del tutto fuori luogo, poi, il rosso a Murillo, estratto quasi per piacere personale che per una reale motivazione. Ma è giusto attendere il referto per capire quanto bene conosce lo spagnolo. No, non c'era bisogno di fare il fenomeno in una serata del genere, caro Gervasoni. Non ci mancherai, questo è certo.

sabato 14 maggio 2016

38ª G. Sassuolo-INTER 3-1

Bastano appena 6′ al Sassuolo per portarsi in vantaggio: Politano tenta il destro dai 25 metri, la deviazione di Murillo spiazza Carrizo e permette ai neroverdi di realizzare l’1-0. L’Inter ha in Palacio l’uomo più pericoloso, ma dalle parti di Consigli non arrivano conclusioni nello specchio; il Sassuolo invece cerca di sfruttare la rapidità del tridente e al 26′ arriva il gol del raddoppio: filtrante di uno scatenato Politano per Duncan che serve l’accorrente Pellegrini bravo a piazzare e firmare il 2-0. La reazione dell’Inter è veemente, nello spazio di pochi secondi Consigli compie due interventi decisivi su Éder e Jovetić, al 31′ però Magnanelli perde palla nei pressi dell’area di rigore su pressione di Brozović e Palacio tutto solo insacca la rete del 2-1. Al 39′ è ancora Politano a ristabilire le distanze: l’attaccante neroverde svetta più in alto di tutti e realizza il 3-1 raccogliendo l’assist preciso di Gazzola.

A inizio ripresa l’Inter si vede annullare la rete del 3-2: D’Ambrosio realizza con un colpo di testa sotto misura ma il guardalinee segnala una posizione di fuorigioco inesistente ! I ritmi si fanno molto più blandi, il Sassuolo controlla il vantaggio con meno apprensione e al 59′ Murillo facilita le cose ai padroni di casa: il difensore colombiano prima si fa ammonire per un fallo su Falcinelli e dopo pochi secondi riceve il rosso per le reiterate proteste.(Giallo esageratissimo,ma lui é Murillo non Bonucci ! )
 L’inferiorità numerica spegne definitivamente i propositi di rimonta dell’Inter, Mancini ne approfitta per far esordire i giovani Radu e Della Giovanna. Sul campo invece non succede praticamente nulla, il Sassuolo vince 3-1 e raggiunge uno storico sesto posto: sabato sera scoprirà se sarà valso anche il pass per l’Europa League.

sabato 7 maggio 2016

37ª G. INTER-Empoli 2-1


Missione compiuta per l'Inter che riscatta la sconfitta con la Lazio e battendo l'Empoli 2-1 blinca il quarto posto che vale la qualificazione diretta alla fase a gironi di Europa League.
I ragazzi di Mancini partono bene e passano in vantaggio con un bolide di Icardi sotto la traversa dopo una bella azione in velocità. L'Empoli però reagisce e approfittando di un vistoso calo dei nerazzurri pareggia con Pucciarelli, ben assistito da Maccarone. Prima dell'intervallo però l'Inter torna avanti con un tap in di Perisic da pochi passi dopo una parata su Jovetic.

Nella ripresa la partita perde di spettacolarità, con l'Inter che rischia anche di mancare l'appuntamento con la vittoria. Icardi esce dal campo per un problema muscolare e gli ospiti falliscono una grande occasione con Costa che strappare il pareggio.

domenica 1 maggio 2016

36ª G. Lazio-INTER 2-0

Lazio-Inter 2-0. Klose e Candreva (su rigore) trascinano i biancocelesti alla vittoria contro i nerazzurri e riaccendono, seppur debolmente, le speranze europee dei capitolini, ora a -4 dal Sassuolo sesto. Per la Beneamata (espulso Murillo) arriva invece l'addio matematico alla Champions League.
 Una buona Lazio chiude meritatamente avanti il primo tempo. A fronte di un'Inter dalla manovra stentata, i biancocelesti sono più pungenti e passano subito all'8' con Klose: il tedesco dopo un triangolo con Lulic si trova a tu per tu con Handanovic, che scavalca con un elegante pallonetto. La squadra di Mancini fatica a reagire, e sono i padroni di casa ad andare più vicini al raddoppio con Candreva.

 Si scuotono i nerazzurri nella ripresa, che vede l'immediata espulsione di Simone Inzaghi per proteste. Il cambio di Mancini (Biabiany per Medel) dà la scossa alla squadra, che crea occasioni in serie con Jovetic e Perisic. Al 78' lo jesino inserisce anche Palacio per Nagatomo, l'Inter si sbilancia e viene punita dai capitolini: all'83' Murillo atterra in area Keita e viene espulso, dal dischetto Candreva non sbaglia e firma il 2-0 che chiude i giochi.

martedì 26 aprile 2016

Prostituzione intellettuale : nel giardino di casa...

Ha vinto la ruBentus, complimenti alla ruBentus. Che però, va detto, in Italia ormai gioca come fosse il giardino di casa. E i motivi sono molteplici. Una differenza di trattamento a tutti i livelli, soprattutto se paragonata a quella delle dirette concorrenti. Il raffronto non si pone nemmeno se parliamo del parallelismo con l'Inter. Avete presente l'ammonizione di Perisic per proteste rimediata contro l'Udinese l'altra sera? Ecco, ci siamo capiti.
Ma, al di là del trattamento arbitrale (sono pur sempre uomini condizionabili, e parlare di condizionamento non vuol dire necessariamente parlare di partite truccate come a qualcuno piace pensare per buttarla in caciara), quello che preme sottolineare stavolta è la diversità di percezione che hanno gli utenti – lettori, ascoltatori e spettatori – rispetto a questi due mondi. Due mondi rappresentati in maniera diametralmente opposta: da una parte c'è la favola, l'idillio, il Mulino Bianco; dall'altro l'ansia, l'incertezza perenne, l'oblio.
Qualche esempio.
L'Inter degli 1-0 e la rubentus degli 1-0: per i nerazzurri era "fortuna", "Sant'Handanovic", "sofferenza infernale"; per i bianconeri diventa "carattere", "squadra cinica", "DNA vincente". Senza considerare i commenti sulle ultime vittorie della squadra di Mancini: invece di osservare una crescita, si è preferito porre l'accento sul "rimpianto" e sul "cosa sarebbe potuto essere se...".
Voti, pagelle e giudizi sui singoli? Velo pietoso. C'è chi vale 100 milioni anche quando sbaglia di tutto e chi "non è un campione, era in errore chi la pensava così" anche quando trascina. E allora Rugani – ad esempio – diventa uno che "ha imparato per sei mesi e ora gioca sempre titolare", mentre per altre squadre si sarebbe parlato di "poco spazio per i giovani", di "bocciatura sonora" o, ancora peggio, di "bidone".
Sul piano tecnico-tattico, poi, si fa carne di porco. Bonucci ormai è per tutti "uno che sa impostare divinamente da dietro", così come Marchisio è "un regista coi fiocchi". A piene mani, prendetene tutti. Ma davvero c'è qualcuno che pensa che con Miranda in squadra serva Bonucci? Oppure seriamente si ritiene Marchisio (chiariamo: ottimo centrocampista) un regista nel senso stretto del termine?
E se ne dicono di ogni anche per quanto riguarda il povero Thohir. Inizialmente era lo scemo sprovveduto che voleva utilizzare l'Inter come giocattolino. Poi è passato per il tirchione che non cacciava un soldo. In mezzo c'è stato chi lo ha accusato, nemmeno tanto velatamente, di aver preso il club solo per fare business. E adesso, in barba a tutto quanto detto negli scorsi mesi, ci si offende pensando che debba restare al timone invece di vendere la società e andare a prendere un altro club. Tutto e il contrario di tutto.
Ci sarebbero pure le liti di Mancini con i vari giocatori, con i dirigenti, con il presidente, con la ex moglie; le scelte "scriteriate" a livello tattico; il "fallimento" di Eder; Melo trattato alla stregua di Hannibal Lecter; i troppi stranieri in squadra. Giusto per ricordare qualche altra perla in ordine sparso.
Di certo ognuno può esprimere la sua idea e non è detto che una sia migliore di un'altra. Fa sensazione, però, che queste idee abbiano quasi tutte lo stesso elemento ispiratore e arrivino spesso e volentieri alle medesime conclusioni.
Qual è il meccanismo? Presto spiegato. Chi fa informazione ha il potere di incidere seriamente sul pensiero comune, specie se in quell'humus vive chi è poco esperto e quindi è terreno fertile nel quale queste idee attecchiscono senza i dovuti filtri. Si viene a creare un'opinione pubblica distorta, deviata, fallace, unilaterale. Una sorta di "moda del pensare" che a catena condiziona anche chi va allo stadio, condiziona l'ambiente di lavoro, condiziona i protagonisti in campo. I giocatori, d'altronde, non sono altro che uomini, con le loro ansie, i loro sentimenti e le loro paure. Uomini che assorbono – chi più, chi meno – ciò che il mondo esterno propone loro. Ed è così che poi anche lo svolgimento di una partita vive di questi umori, tra tifosi che fischiano al primo appoggio sbagliato perché "quello lì è costato 35 milioni!" e i calciatori che entrano in campo con eccessiva tensione oppure con troppa poca tensione. Pressare Kondogbia per un centrocampista del Verona, quindi, diventa più semplice che pressare Pogba. Alla stessa stregua, applaudire Perisic diventa più complicato che applaudire Morata.

Normale, insomma, che poi in questo mondo fatato nessuno faccia notare come gli scudetti siano 32 e non 34. Ma è il giardino di casa e, giustamente, si fa ciò che si vuole.
Alessandro Cavasinni


sabato 23 aprile 2016

35ª G. INTER-Udinese 3-1


Ritorno alla vittoria per l'Inter, che piega in rimonta l'Udinese 3-1 con due marcatori che attendeva da tempo: Jovetic (doppietta) e Eder. Inutile la rete iniziale di Thereau.
I friulani partono bene e dopo 9' passano in vantaggio: lancio perfetto di Badu e tiro al volo di Thereau che non lascia scampo ad Handanovic. L'Inter però reagisce subito, mette alle corde l'Udinese e pareggia con Jovetic che devia in rete da pochi passi un assist di Icardi.

Nella ripresa l'Udinese va di nuovo vicina al vantaggio ma la traversa dice di no a Fernandes. Sotto gli occhi degli imprenditori cinesi interessati ad entrare in società l'Inter però non può fare brutte figure e al 75' trova il 2-1: è ancora Jovetic di petto a deviare in rete un cross di Biabiany. Nel finale c'è gloria anche per Eder, che chiude i conti in contropiede.

mercoledì 20 aprile 2016

34ª G. Genoa-INTER 1-0

Ritmi molto alti nei primi minuti: al 4′ Perišić sfiora subito il vantaggio con un colpo di testa su cui Lamanna compie un grande intervento, risponde un paio di minuti dopo Pavoletti ma il suo destro da fuori area termina alto di molto. Col passare del tempo il ritmo inizia a scemare ed entrambe le squadre non riescono a creare pericoli alle porte difese da Lamanna e Handanović. Bisogna aspettare il 28′ per vedere una vera palla gol: bella azione personale di Palacio che mette in mezzo per Icardi, il colpo di testa dell’argentino viene ribattuto sulla linea da Muñoz, con Lamanna ormai fuori causa. Il portiere genoano compie però un grande intervento al 35′, ancora una volta su colpo di testa di Perišić; al 39′ è l’Inter a rischiare lo svantaggio: sul calcio d’angolo Pavoletti colpisce di testa e trova la risposta di Handanović che mantiene il punteggio sullo 0-0.

Secondo tempo che si apre con l’Inter determinata a cercare il gol del vantaggio, le azioni da gol però latitano: ci prova Palacio al 58′, ma la sua conclusione di testa termina abbondantemente a lato; al 64′ però il Genoa fa vedere tutta la sua pericolosità nelle ripartenze con la coppia Pavoletti-Rigoni che mette paura alla retroguardia nerazzurra. Gasperini inserisce forze fresche con Tachtsidis al posto di Rigoni e Capel al posto di Suso; Mancini manda in campo Éder per Perišić. Al 77′ i padroni di casa passano in vantaggio: sugli sviluppi di un corner De Maio trova il tap-in vincente da distanza ravvicinata dopo la sponda di Tachtsidis. Nel tentativo di trovare il pareggio Mancini prova la carta Jovetić (fuori Telles) e nel finale quella Ljajić, ma la squadra crea poco e anzi è il Genoa a sfiorare il raddoppio con una conclusione potentissima di Ansaldi dai 25 metri su cui è bravo Handanović. L’unica vera occasione per l’Inter arriva dai piedi di Éder, il suo destro però termina a lato e per i nerazzurri forse la corsa Champions termina qui.

sabato 16 aprile 2016

33ª G. INTER-Napoli 2-0


Finisce 2-0 il terzo e ultimo anticipo della trentatreesima giornata di serie A, con l'Inter che torna a sognare la Champions League grazie a Icardi e Brozovic mentre il Napoli (sempre orfano dello squalificato Higuain) che crolla: domenica la Juventus potrebbe volare a +9.
Il risultato si sblocca subito: Icardi, partendo da una posizione di leggero fuorigioco, aggancia in acrobazia un lancio di Medel e supera Reina con un perfetto tocco sotto per l'1-0. La squadra di Sarri, con Gabbiadini unica punta, fatica ad uscire dal pressing dei nerazzurri e si rende pericolosa solo con un paio di tiri dalla distanza di Allan e Hamsik: attento Handanovic. L'Inter invece manca il raddoppio con una scivolata di Perisic ma ad un minuto dall'intervallo lo trova con Brozovic che a sua volta scavalca Reina.

Nella ripresa Sarri si affida a Mertens per un evanescente Insigne ma la musica non cambia. Callejon ha una buona chance ma l'Inter gestisce bene la partita e sfiora anche il tris con Jovetic: bravissimo Koulibaly a sventare sulla linea. Il Napoli, sfiduciato e stanco, non crea i presupposti per riaprire la partita e al triplice fischio San Siro può festeggiare un risultato che forse  riapre la corsa alla Champions e avvicina la Juventus al quinto scudetto consecutivo.

NUMERI & CURIOSITÀ...INTER-Napoli


L’Inter per continuare a credere nel terzo posto, dopo il mezzo passo falso della Roma contro il Bologna, mentre il Napoli non vuole mollare e spera di accorciare le distanze dalla Juventus, attualmente a +6. L’anticipo del sabato della 33/a giornata ci indicherà per quale delle due squadre è tempo di abbandonare i rispettivi obiettivi.
I PRECEDENTI – Nei 68 precedenti disputati tra Inter e Napoli, i padroni di casa si sono aggiudicati l’intera posta in palio per ben 45 volte, lasciando solo le briciole ai partenopei; le vittorie azzurre, infatti, sono solamente 8 mentre le due compagini si sono equamente suddivise l’intera posta in palio per 16 volte. Come nell’ultimo precedente, quando Callejon portò avanti il Napoli per ben due volte, ma in entrambi i casi la formazione partenopea venne raggiunta prima da Guarin e poi da Hernanes. Nell’incontro della stagione 2012-2013 disputata allo Stadio Giuseppe Meazza, invece, le reti di Guarin e Milito nel primo tempo decisero l’incontro, nonostante il gol di Cavani in apertura di ripresa: fu l’ultimo grande ruggito della squadra di Stramaccioni, che poi iniziò il terribile declino che portò l’Inter sino al nono posto in classifica. Nell’anno precedente, invece, fu un assolo napoletano in terra lombarda: uno 0-3 micidiale firmato da Campagnaro, Maggio e Hamsik. E’ l’unico acuto dei campani nel nuovo millennio, però, dato che il Napoli ha sempre perso dal 2000 a oggi contro l’Inter, tranne in quell’occasione e nelle ultime due annate.

LE STATISTICHE – Inter-Napoli è sinonimo di spettacolo e tanti, tanti gol. Osservando i freddi numeri, infatti, le due squadre hanno realizzato un totale di 201 gol: 134 di questi hanno permesso alla squadra meneghina di esultare, i restanti 67 invece sono firmati da giocatori azzurri. L’Inter ha mostrato la tendenza a essere molto più prolifica nella ripresa (78 contro 56 reti nei primi 45 minuti) mentre i numeri riferiti al Napoli ci raccontano di come sia più o meno indifferente per la squadra partenopea andare in rete in un tempo o nell’altro (35 a 32 gol).

sabato 9 aprile 2016

32ª G. Frosinone-INTER 0-1


Mancini cambia formazione all’ultimo: non giocano né Eder né Ljajic né Medel, dentro incredibilmente Jovetic (in coppia con Icardi) con Biabiany largo a destra, Perisic a sinistra e Felipe Melo in mezzo con Brozovic. Il Frosinone, senza lo squalificato Dionisi, si affida a Daniel Ciofani fiancheggiato da Kragl e Paganini.
Il primo tempo stenta a decollare. L’Inter non fa nemmeno un tiro in porta, ma in qualche occasione si avvicina pericolosamente dalle parti di Leali, soprattutto con una spaccata di Icardi che per poco non devia in rete. Il Frosinone invece si fa vedere con un tiro dal limite di Frara, che sibila fuori dal palo difeso da Handanovic.

Nella ripresa si fa vedere Jovetic con una botta da fuori, ma poi sono i ciociari che crescono e sfiorano più volte il vantaggio. Blanchard in mischia manda a lato di pochissimo, con tanto di deviazione; poi Paganini centra il palo alla destra di Handanovic e poco dopo Pavlovic colpisce pure la traversa su punizione. Ma nel momento migliore degli uomini di Stellone, l’Inter passa in vantaggio: al 74’ Perisic crossa da sinistra, Icardi stacca di testa e insacca alle spalle di Leali. Nel finale Jovetic sfiora il raddoppio con un destro a giro che si spegna alto e pochi secondi più tardi Blanchard commette una grave ingenuità scalciando proprio il montenegrino, e si prende il secondo giallo. C’è tempo anche per il terzo clamoroso palo colpito da Daniel Ciofani, non è la giornata più fortunata per il Frosinone…

NUMERI & CURIOSITÀ...Frosinone-INTER


Inedito anticipo del sabato alle ore 15:00. Il Frosinone alla solita disperata ricerca di punti salvezza, l’Inter per provare a scuotersi dopo la brutta sconfitta interna contro il Torino che ne ha forse compromesso definitivamente la rincorsa Champions.
I PRECEDENTI – Vista la prima esperienza in Serie A per i ciociari l’unico precedente risale alla sfida di andata: terminò con un fragoroso 4-0 in favore dei nerazzurri, che si imposero con i gol di Biabiany, Icardi, Murillo e Brozović.

LE STATISTICHE – Frosinone che dall’inizio dell’anno naviga nei bassifondi della classifica; Carpi e Palermo sono però distanti un solo punto e la corsa a tre per una casella che vale la permanenza è decisamente iniziata. Gli uomini di Stellone non vincono da tre gare, ma il “Matusa” è inviolato da 3 partite, sintomo di una squadra che soffre dall’inizio dell’anno il mal di trasferta, ma che ha raccolto la gran parte del proprio bottino proprio tra le mura amiche. Inter che a 7 gare dal termine è distante 8 lunghezze dalla zona Champions, ormai quasi un’utopia; gli uomini di Mancini non riescono a dare continuità alle proprie prestazioni, ma se la vittoria manca solo da due gare, un altro consistente problema sembra essere il giocare lontano da Milano: la vittoria fuori casa manca da 6 gare.

mercoledì 6 aprile 2016

Non chiamatelo calcio....

Non chiamatelo calcio. Quantomeno, non chiamatelo sport. Perché di sportivo, qui, c'è davvero poco. E se invece ci sembra di sì, forse, è perché ci siamo abituati da troppo tempo a nuotare in questa melma. Sarò troppo netto, troppo estremo, ma è come vedo io il football italiano da anni. Al di là del tifo, al di là delle ragioni di classifica, al di là dell'altitudine geografica, al di là della categoria. Il calcio, in Italia, non è più uno sport da ormai non si sa più nemmeno quando. E non c'entra neppure la questione economica, più volte tirata in ballo. E' solo un mero fatto di cultura, prima generale e poi, di conseguenza, sportiva. L'ignoranza genera ignoranza, a ogni livello. Inevitabile cascata.
Che in Italia una partita di calcio sia diventata una corrida, non lo scopro di certo io nel 2016. "La Serie A è segnata dalle proteste dei calciatori nei confronti degli arbitri; quasi sempre immotivate e in ogni caso non accettabili per la veemenza e per la tendenza a circondare il direttore di gara. Un atto di forza o un tentativo chiaro di pretendere un risarcimento a breve". Lo ha scritto sul Corriere della Sera, appena ieri, l'ex arbitro Paolo Casarin. Come dargli torto? Come contraddirlo? Ormai si è arrivati al punto di chiedere perfino rimesse laterali a metà campo chiaramente di senso opposto. Siamo al ridicolo, diciamocelo chiaro e tondo.
In tutto questo squallore, entrano di prepotenza altri fattori che finiscono di imbrattare un dipinto già deforme e squagliato. Innanzitutto, la figura dell'arbitro. Il direttore di gara, nella maggior parte dei tornei europei così come nelle coppe, si erge a giudice: si stacca dalla contesa, demarca una linea, prende decisioni – anche sbagliate, fisiologicamente – sempre rispettando il ruolo, l'etica e l'estetica. Ragiona con i giocatori, li punisce e non accetta provocazioni o risse. In Italia, si fa fatica a capire chi sia l'arbitro e chi il calciatore, in quei capannelli imbarazzanti dai quali spuntano poi cartellini a casaccio. Tant'è vero che, alla fine del teatrino, non si capisce mai quali fossero i destinatari della sanzione disciplinare. In poche parole, l'arbitro si abbassa allo stesso livello di coloro che dovrebbe giudicare, finendo poi per accettare (da alcuni, non da tutti, sia chiaro) anche proteste veementi e fuori da ogni contegno.
L'altro fattore da prendere in considerazione è quello che riguarda chi è chiamato a commentare e analizzare da fuori, ovvero gli operatori dell'informazione. Partigiani, incompetenti, distratti, superficiali, banali, prezzolati: un mare indistinto di chiacchiere che poco hanno a che fare con la sostanza e la forma del contendere. In questo modo, si dà in pasto a chi legge e a chi ascolta una versione fittizia della realtà. Creando, quindi, un'opinione pubblica errata, fallace, che poi può determinare talvolta finanche il risultato del campo. Basti pensare al modo in cui si vive sugli spalti una partita, tra insulti, fischi e disappunto più che con cori positivi, canti, applausi e incitamenti. Il problema non è il tifo. Il problema è la faziosità, che esiste anche senza tifo. E' bene comprendere la differenza. Il tifo è sano, perché rintraccia i suoi limiti nello stato d'animo (felice in caso di risultato positivo; scontento in caso contrario), ma non inficia l'obiettività. Cosa che, invece, fa la faziosità. Non possiamo essere vegetali, ma possiamo essere corruttibili.
Tutti hanno negli occhi il "testa su testa" di Bonucci con Rizzoli (spiace per i pignoli: appoggiata o sfiorata cambia davvero poco), gli insulti a voce alta e reiterati di Zaza a Calvarese, la sfuriata di Higuain con Irrati (che presumibilmente sarà correttamente punita). Io ho negli occhi Miranda che atterra Belotti, incassa il secondo giallo senza fare un fiato e, prima di lasciare estamente il campo, va a chiedere scusa all'avversario sincerandosi delle sue condizioni. Lo stesso Belotti che poi, qualche minuto più tardi, si traveste da Tania Cagnotto, fa espellere Nagatomo e va a trasformare lui stesso il rigore del definitivo 2-1, ben consapevole di quale fosse stata realmente la dinamica dell'azione che aveva condotto al penalty.

Un evento di e per furbi. Un evento, appunto. Ma non chiamatelo calcio. Non chiamatelo sport.
Alessandro Cavasinni

domenica 3 aprile 2016

31ª G. INTER-Torino 1-2

Finisce con una sorpresissima la 31a giornata di Serie A: il Torino passa a San Siro salendo a 36 punti e chiudendo o quasi i conti con la salvezza, ma soprattutto inguaiando in maniera pressoché definitiva la squadra di Mancini nella rincorsa al terzo posto. Adesso sono 8 i punti di svantaggio dei nerazzurri dalla lanciatissima Roma.
 Inter padrona del campo per 50’, ma poi vittima di un inspiegabile black-out, solo in parte giustificato dalla reazione del Toro.
 La squadra di Ventura era stata anzi spettatrice per tutto il primo tempo, chiuso in svantaggio per il rigore trasformato al 18’ da Icardi, per un dubbio fallo di mano in area di Moretti. Granata incapaci di reagire, ma Inter che non ne approfitta, gestendo più che cercando il raddoppio.
I nerazzurri subiscono quasi senza accorgersene la risalita del Toro in avvio di ripresa: Handanovic salva su Belotti, ma il campanello d’allarme non basta a scuotere la squadra di Mancini, che incassa il pari al 10’ con Molinaro, bravo a chiedere triangolo a Lopez, incunearsi in area e battere Handanovic in uscita.

L’Inter è sotto shock e si fa male da sola: il doppio giallo di Miranda al 12’ trastorma la partita in una corsa ad handicap. La gara si apre, Padelli vola su Icardi, che poi lascia il campo a Biabiany. La mossa non porta frutti, perché il Toro passa di rigore al 28': contatto dubbio tra Nagatomo e Belotti, rosso per il giapponese e lo stesso Belotti condanna dal dischetto Handanovic e forse tutta la stagione dei nerazzurri.

NUMERI & CURIOSITÀ...INTER-Torino


L’Inter per trovare i tre punti dopo la buona prestazione di Roma, il Torino invece per dimenticare la sconfitta maturata nel derby contro la Juventus: ci sono tutti i presupposti per vedere una bella partita nel posticipo della 31/a giornata di Serie A.
I PRECEDENTI – Inter e Torino hanno disputato un totale di 71 partite al Giuseppe Meazza di San Siro, da sempre la casa del club nerazzurro. Per 37 volte sono stati i nerazzurri a esultare ottenendo i tre punti in palio, mentre in 24 occasioni le due compagini si sono suddivise equamente la posta in palio; infine per 10 volte è stata la squadra granata a portarsi a casa il bottino pieno. Il precedente della stagione 2012/2013 è un 2-2 ricco di emozioni: Chivu portò in vantaggio i nerazzurri su punizione, ma la bestia nerazzurra Meggiorini – con una doppietta – constrinse l’Inter a rincorrere, salvo poi salvarsi con un gol di Cambiasso a venti minuti dalla fine. Nella stagione 2011-2012 vi fu un pareggio (1-1), mentre nei tre anni antecedenti vi sono state soltanto vittorie nerazzurre (un 1-0, un 3-0, un 4-0). Per quanto riguarda il penultimo precedente, invece, la squadra allenata allora da Walter Mazzarri riuscì a sconfiggere i granata grazie a una rete di testa di Rodrigo Palacio, al 30esimo del primo tempo; l’anno scorso, invece, un gol di Moretti a tempo praticamente scaduto regalò al Torino la vittoria per 1-0.
LE STATISTICHE  – Numeri poco entusiasmanti per le due squadre, che hanno realizzato 2,2 gol a partita (un dato abbastanza basso per gli standard di Serie A). I nerazzurri hanno segnato 111 gol, mentre per 45 volte i tifosi granata hanno potuto esultare a San Siro: l’Inter è andata molto meglio nella ripresa (62 gol) che nei primi tempi (49), mentre per il Torino c’è un certo equilibrio (24 e 21 reti). All’inizio del secondo tempo, però, sembra che le due squadre si trasformino: i meneghini hanno infatti segnato 29 gol tra il 46° e il 60° minuto, e anche il Torino ha un exploit particolare (10 gol nello stesso arco temporale).

Il capocannoniere dell’Inter sino a questo momento della stagione è Mauro Icardi, autore di 12 reti in campionato, mentre l’attaccante più prolifico del Torino è Andrea Belotti, fermo a quota 8 gol.

giovedì 31 marzo 2016

Il “Chino” Recoba dice basta: storia di un talento svogliato con il sinistro magico


Sta calando il sipario sulla carriera di Alvaro Recoba. Uno che, dicono in tanti, se avesse avuto voglia di allenarsi (e non solo di giocare) avrebbe potuto vincere un Pallone d’Oro. La parola fine sarà messa giovedì nero su bianco. Due giorni ancora e poi via ai ricordi. Come la prima volta. San Siro accoglieva Ronaldo e aspettava i primi passi con l’Inter del Fenomeno. A Milano, grazie alla spesa di Massimo Moratti (51 miliardi di lire, cifra impensabile nella seconda metà degli anni ’90), si respirava aria di sogni inattesi e speranzosi. E invece, in quel pomeriggio contro il Brescia neopromosso (il 31 agosto 1997), l’Italia e l’Europa scoprivano Alvaro Recoba, stessa età del più famoso collega brasiliano.

Arrivato alla Pinetina perché qualche mese prima, a casa Moratti, era stata recapitata una videocassetta che mostrava le doti tecniche di un ragazzino del Nacional Montevideo: ancora cicciottello che scartava mezza squadra avversaria. E allora fu amore a prima vista. Un lampo. Così col Brescia, sotto di un gol, Recoba ribaltò il match con una doppietta formidabile: un tiro di sinistro dalla distanza e una punizione pazzesca. Ma già nel precampionato c’era chi aveva potuto conoscere le sue qualità: in amichevole contro il Bologna, Ronaldo uscì al minuto 70 ed entrò Recoba: tiro di 40 metri, traversa. 
Massimo Moratti lo ha trattato come un figlio ed è stato, fin da subito, il suo tifoso numero uno. Lo ha supportato, sopportato e perdonato per ogni tipo di marachella. 
E lo ha amato. 
All’infinito.