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Torino-INTER 2-2

domenica 31 marzo 2013

IL CRTICONE...INTER-ruBe da 1 a 10 !!!

 

ZERO è quel che vale Walter Gargano se chiamato a impostare. Ancora una volta, nel cuore del centrocampo è una trottola che non sa dove andare a sbattere. Finché deve correre se la cava, poi il pallone arriva tra i piedi e decolla Sua Maestà confusione. Kovacic crea, lui troppo spesso distrugge. Deve far legna, non costruire calcio.
UNO il solito tempo preso e consegnato agli avversari. San Siro è un inferno, l'Inter è molle in avvio di gara. E allora Quagliarella può trovare tranquillamente il jolly del vantaggio quando ancora gli spettatori cercano il posto in tribuna. La Juve non incanta nel primo tempo, ma l'Inter è solo qualche fiammata o poco più. "Il solito problema", firmato Massimo Moratti. Il solito...
DUE fantasmi introdotti nel calcio moderno: gli arbitri di porta. Bergonzi non fa danni, Valeri ricompensa e diventa protagonista del disastro. Un rigore non lo vede, l'altro non può non vederlo eppure non lo segnala. Cassano viene steso come un indiano nel far west ma il rigore non c'è. Tra Rizzoli e Valeri, la premiata ditta è servita. Poi ci spiegheranno se gli arbitri di porta servono solo a far risparmiare due posti in tribuna ai signori arbitri, premiati con una comoda postazione accanto alla porta.
TRE nuove statue per il Museo delle Cere di Londra. Sono Chivu, Samuel (il meno colpevole) e specialmente Ranocchia, decisamente non in giornata. La Juventus spinge, loro restano fermi. Quagliarella può segnare l'uno a zero anche in pantofole, poi lo scontatissimo assist per Matri da cui nasce in due a zero è letto con la lentezza di un bradipo dai centrali nerazzurri. Poca reattività, poca concentrazione. Inammissibile.
QUATTRO a Ricardo Alvarez. Duole dirlo, ma dopo due anni e l'ennesima occasione importante steccata (con un paio di giocate da vietato ai minori) siamo veramente alla fine della corsa. Fa male alla Juventus come un neonato a Muhammad Ali, entra Guarin e si gioca un altro calcio. Bocciato, ancora. Forse presto in via definitiva.
CINQUE vittorie collezionate nelle ultime quindici partite. Il verdetto numerico è presto detto: l'Inter vince una partita su tre, quando va bene. Una media decisamente deludente per chi vuole puntare a una Champions League che va sempre più allontanandosi. Le altre corrono, l'Inter sterza ancora.
SEI sgroppate da vecchi tempi e tanto altro. Javier Zanetti verso l'infinito e oltre, si trova davanti Asamoah ma lo fronteggia orgoglioso e mai impaurito. Anzi, lo porta spesso a spasso con qualche volata delle sue. Se tutti avessero un briciolo della sua serietà e della sua cattiveria agonistica, forse, parleremmo di un'altra partita. Irrinunciabile.
SETTE all'uomo del futuro. Un voto forte in una sconfitta, certo, ma meritato: Mateo Kovacic si è preso ancora il cuore dell'Inter. Taglia, cuce, combatte, illumina, sceglie spesso la propensione offensiva e quasi non si procura un rigore che comunque non gli darebbero. Bocca cucita, piedi che parlano. Senza paura di andare a studiare trame di gioco facendo a sportellate con gente come Vidal. Lunga vita a Mateo. E alzi la mano chi si è accorto che fosse un ragazzino e non un giocatore navigato. Questi sono i giovani forti da cui ripartire.
OTTO ai ragazzi della Curva Nord. Una coreografia elegante, maestosa, significativa. Perfetta in ogni suo particolare. Mai stati in B, orgogliosi di essere gli unici. E un richiamo al Triplete. Il trionfo della classe e dell'unicità. Semplicemente interista. Complimenti a chi si spacca la schiena per giorni interi e passa notti a lavorare su spettacoli così che fanno il giro del mondo. Loro, oggi, hanno vinto.
NOVE anni circa di Inter, mai un cartellino rosso. Esteban Cambiasso è un uomo - prima ancora che calciatore - onesto, leale, pulito, corretto. Entrata in ritardo e decisamente dura su Giovinco, espulsione sacrosanta. Tutto quello che volete. Ma calpestarlo per un fallo (duro e da punire, lo ribadiamo) è troppo. Cambiasso prenderà la squalifica che meriterà. Però guai a dargli lezioni di correttezza. Dopo 277 partite, il primo rosso sventolato sotto al naso. Non voleva far male, il primo a esserne dispiaciuto è stato lui. Non scappa come i codardi, anzi. Corre a scusarsi. Uomo vero e leale incappato in un pomeriggio storto. Non lo dimenticherà. La ghigliottina mediatica non la merita.
DIECI gol in campionato, più altri dieci tra Coppa Italia e Europa League. Tutto questo e molto altro è Rodrigo Palacio. Questa volta la sua rete non ha portato punti, ma se non ci fosse lui viene da chiedersi dove sarebbe l'Inter. Trascina ancora una volta l'attacco, è spietato quando ha il pallone vincente. E punisce ancora Buffon. Non basta per prendere terreno in corsa Champions, ma questo Palacio merita comunque applausi. E un dieci... e lode.
Fabrizio Romano 


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